Olive di Gaeta: una DOP dal cuore del Lazio

Gaeta è famosa per tante cose: le sue falesie a picco sul mare, le spiagge che si affacciano sul Tirreno, i profumi della macchia mediterranea che si mescolano a quelli degli oleandri lungo i sentieri costieri. Ma tra le immagini più vive che raccontano questo angolo di Lazio sospeso tra terra e mare, c’è quella di un’oliva piccola, scura e dalla forma allungata.
Le olive di Gaeta, oggi tutelate da una Denominazione di Origine Protetta, racchiudono una storia secolare e un’identità agricola forte, legata in modo inscindibile al paesaggio che le ha generate.
Le olive di Gaeta: Una lunga storia d’amore tra terra e mare

La tradizione vuole che già gli antichi Romani conoscessero e apprezzassero le olive del golfo. Le prime tracce documentate risalgono però all’Alto Medioevo: è il 954 quando, nel testamento del duca Docibile II, si fa riferimento a piantagioni d’olivo nella zona. Con il tempo, la reputazione di questo frutto crebbe al punto da superare i confini locali.
Nel Quattrocento, alla corte degli Este di Ferrara si racconta che le olive di Gaeta fossero regolarmente richieste per la loro qualità e capacità di conservarsi. Divennero un prodotto da esportazione, trasportate lungo le rotte marittime che univano il basso Lazio al resto del Mediterraneo.
Ma oltre alla loro storia, cosa le rende così peculiari?
Una cultivar unica, un territorio vocato

La cultivar utilizzata per produrre l’Oliva di Gaeta DOP è la Itrana, chiamata anche Gaetana. Si tratta di una varietà autoctona e tardiva, caratterizzata da una resa contenuta ma da eccellenti qualità organolettiche. A renderla unica è il connubio tra la pianta e la conformazione del suolo: cresce tra i rilievi che circondano il golfo, su terreni calcarei e sabbiosi, accarezzata da brezze marine e da un microclima mite che favorisce una maturazione lenta e completa.
L’area di produzione si estende oggi su 44 comuni tra Lazio e Campania, comprendendo le province di Latina, Frosinone e Caserta. In questa fascia costiera e collinare si tramandano da generazioni pratiche colturali attente, che seguono il ciclo naturale della pianta e rispettano i tempi della raccolta, effettuata a ridosso della primavera.
Dopo la raccolta, le olive vengono sottoposte alla tradizionale lavorazione “alla Itrana”: immersione in acqua dolce per un periodo che può variare dai dieci ai trenta giorni. Inizia così una fermentazione spontanea che attenua l’amaro naturale del frutto e gli permette di sviluppare i suoi aromi tanto apprezzati. Solo in un secondo momento le olive vengono trasferite in salamoia, dove restano per almeno cinque mesi.
Durante questo tempo il pH scende sotto la soglia di 4,5, garantendo sicurezza microbiologica e stabilità. Ne risulta un’oliva dalla buccia sottile, dalla polpa morbida e aderente, con note lattiche, una vinosità leggera e un perfetto equilibrio tra acidità e sapidità. Un vero e proprio gioiello gastronomico.
Protagoniste in cucina tutelate dal marchio D.O.P.

Le Olive di Gaeta sono incredibilmente versatili, capaci di arricchire sia ricette semplici che piatti complessi. Sono protagoniste della tiella, specialità locale a base di pasta lievitata ripiena, ma si trovano anche nei sughi per pasta, nei condimenti per carni e pesci, nei contorni e nelle insalate. Il loro gusto deciso e mai invadente le rende perfette anche per il consumo diretto, come aperitivo o stuzzichino.
Dal 2016 le Olive di Gaeta hanno ottenuto la Denominazione di Origine Protetta, un riconoscimento che ha sancito l’importanza di una filiera che tiene insieme storia, territorio e competenze. Il disciplinare definisce in modo rigoroso le pratiche di coltivazione e trasformazione, salvaguardando non solo le caratteristiche del prodotto ma anche il sapere delle comunità agricole che ne sono custodi.
Oggi, degustare un’oliva di Gaeta DOP è un po’ come entrare in contatto con un patrimonio culturale e paesaggistico che ha saputo mantenersi autentico. Un piccolo frutto, un grande simbolo del Mediterraneo.
E tu conoscevi l’oliva di Gaeta? L’hai mai assaggiata?
Immagine in evidenza di: luigi giordano/shutterstock
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