Quali sono i rischi per le imprese agro-alimentari? Clima, inflazione e reputazione

crisi climatica

Le aziende dell’agro-alimentare devono affrontare diverse difficoltà, in uno scenario che vede gli imprevisti e i danneggiamenti dovuti alla crisi climatica salire nella graduatoria delle emergenze. Ma la lista non si ferma qui, perché instabilità politiche, inflazione e problemi nella catena di approvvigionamento restano prioritari. Un’indagine curata da una società autorevole ha approfondito questi temi d’interesse per il mondo dell’impresa, rivelando i rischi percepiti come più urgenti per chi opera nel settore ampio e variegato del Food & Beverage. Ma di cosa si tratta e quali strategie si possono adottare per contenerli? Analizziamo i dati della ricerca e conosciamo le iniziative in campo per migliorare la situazione.

Per le imprese agro-alimentari un contesto sempre più instabile

agricoltori che controllano campi di grano
maxim ibragimov/shutterstock

La realtà del settore alimentare e delle bevande è sempre più complessa e interconnessa a livello globale, soprattutto per via delle difficoltà e dei cambiamenti repentini ai quali è soggetta la filiera delle materie prime, e per come questi fattori si ripercuotono sul business e sulla credibilità delle aziende. Dal Global Food, Beverage and Agriculture Risk Report, realizzata da WTW, società leader nella consulenza per la gestione del rischio, emergono cinque rischi prioritari per questo settore. I comparti coinvolti dalla ricerca includono la produzione e la lavorazione di alimenti e/o bevande, la ristorazione e i servizi di ristorazione.

Secondo l’indagine – che ha coinvolto 400 senior decision-maker e risk manager di imprese che operano nel Food & Beverage di 16 nazioni del mondo, compresa l’Italia – il 71% delle aziende identifica il cambiamento climatico come la principale minaccia esterna: seguono a stretto giro le tensioni geopolitiche (48%) e le pressioni inflattive ed economiche (52%).  In questo contesto, la volatilità dei prezzi delle materie prime – dallo zucchero al caffè, passando per cacao, olio di girasole e agrocarburanti – rappresenta una sfida crescente, con costi lievitati e incertezza sul volume delle forniture.

I 5 maggiori rischi per le imprese dell’agro-alimentare

Per il 48% degli intervistati, la business interruption (interruzione operativa dell’azienda) primeggia tra i rischi, con un trend in aumento rispetto all’edizione precedente del rapporto. I conflitti, i blocchi e i rallentamenti nei porti – come è avvenuto recentemente nel Mar Rosso – aggravano la situazione, mettendo in crisi trasporti e approvvigionamenti.

Più di 4 aziende su 10, inoltre, considerano la necessità di aumentare la liquidità un obiettivo strategico per i prossimi due anni e tra le altre priorità figurano la riduzione dei costi (38%) e la stabilizzazione del business (35%). Il malfunzionamento della supply chain (catena di approvvigionamento) costituisce il secondo fattore di rischio percepito (40%), soprattutto in relazione a problemi dovuti a cambiamenti di tipo normativo e a carenze negli stoccaggi.

La terza minaccia più sentita nel settore (38%) è il rischio reputazionale, collegabile ad esempio ai timori per i costi sanitari e finanziari imputabili a errori di etichettatura degli ingredienti, per non parlare dei problemi che possono ripercuotersi negativamente sulla salute e sulla sicurezza dei consumatori. Se veicolato dai media – in particolare dai social – anche un solo episodio di questo genere può danneggiare gravemente e a lungo termine l’immagine di un marchio. Si tratta, infatti, dell’incognita probabilmente più complessa da gestire, tanto che le aziende spesso includono nella pianificazione strategica anche la misurazione del sentiment degli utenti sui social network.

A crescere, inoltre, è la difficoltà nel restare aggiornati rispetto ai cambiamenti costanti dei gusti e delle preferenze dei consumatori (35%), sempre più attenti alla salute, al profilo nutrizionale dei prodotti e alla sostenibilità. Secondo il 50% delle aziende intervistate, però, questo aspetto può essere anche un’opportunità per differenziarsi in termini di scelte operative ed emergere rispetto alla concorrenza.

Il fattore clima tra i rischi per le imprese

campo alluvionato
Andrii Yalanskyi/shutterstock

Anche i problemi dovuti alla crisi climatica pesano molto per le aziende: come abbiamo visto la filiera agro-alimentare soffre gli eventi meteorologici estremi – siccità, alluvioni, grandinate, ecc. – come pochi altri settori. Nei casi più gravi, queste situazioni possono incidere nel lungo periodo sul modello di business e sulle vendite, pensiamo ad esempio agli asset materiali delle aziende, e quindi ai danneggiamenti alle strutture dovuti alla grandine, al vento o alle alluvioni. Non a caso, infatti, si stima che l’aumento di 1,5 gradi della temperatura terrestre possa avere conseguenze nefaste sulla capacità produttiva di molte imprese. Nel 2024, ad esempio, siccità prolungate hanno abbattuto la produzione di olive in Spagna, facendo impennare il prezzo dell’olio. Sono numerosi i casi come questo, per materie prime cruciali come cacao, caffè e olio di girasole.

In questo ambito, la scarsità d’acqua può essere disastrosa, soprattutto in aree agricole critiche già minacciate dalla desertificazione: diverse zone del Nord Africa, della Turchia ma anche dell’Europa meridionale soffrono già questa minaccia. Nella fattispecie, la deforestazione amplifica il problema, favorendo l’avanzata delle zone aride e non coltivabili.

L’inquinamento diretto o indiretto delle aree rurali, dovuto ad esempio a metalli pesanti, PFAS, agrochimici e altri residui, costituisce un’ulteriore danno alla produzione, oltreché alla salute e all’ambiente. La salute dei suoli, infatti, è a tutti gli effetti un patrimonio di inestimabile valore economico.

Pur non avendo a che fare con il clima, gli attacchi informatici sono un’altra “calamità” alla quale il settore è sempre più esposto, anche a causa della diffusione dell’utilizzo di oggetti, veicoli, elettrodomestici e altri sistemi “intelligenti”, ovvero dotati di sensori, software e altre tecnologie per connettersi e scambiare dati tramite Internet che possono violare la sicurezza ecc ecc. Si parla in questo caso di “Internet delle cose” (IoT).

Altre questioni da considerare

Alle situazioni percepite come di massima priorità, se ne aggiungono altre da non trascurare.

  • Cybersecurity e sabotaggi alimentari. Con l’intensificarsi della digitalizzazione dei processi produttivi, il rischio cyber è esploso, e anche i siti Food & Beverage sono da considerare target per gli hacker. Nel Regno Unito, dove si parla di food terrorism, nel 2024 più del 50% delle imprese ha registrato violazioni nell’ambito della cybersicurezza, a partire dagli attacchi ai siti web.
  • Rischio igienico-alimentare e richiamo prodotto. Evitare i richiami dovuti a contaminazioni (microbiologiche, allergeni, metalli pesanti, ecc.) richiede sistemi di tracciabilità robusti, audit costanti e investimenti in qualità e trasparenza.
  • Personale, innovazione e sicurezza sul lavoro. Le carenze di manodopera e competenze nel settore alimentano rischi operativi e spingono verso l’automazione, con sfide per migliorare la qualità del prodotto e la formazione.
  • Assicurazioni e vulnerabilità infrastrutturali. L’aumento continuo delle tariffe, le restrizioni rispetto agli eventi catastrofali e le difficoltà a trovare coperture per interruzioni operative rappresentano una delle principali vulnerabilità economiche nel settore. Superando le resistenze iniziali, le aziende si stanno orientando su polizze parametriche specifiche, coperture per interruzioni operative e consulenze specializzate.

Cosa fare per ridurre i rischi

soluzioni per contrastare la crisi climatica
sopa phetcharat/shutterstock

Come abbiamo visto, sono numerose le difficoltà e le sfide a carico delle imprese, che da tempo si impegnano per essere più resilienti. Il 47% delle aziende intervistate ha dichiarato di rivedere i propri piani di continuità aziendale ogni sei mesi e il 31% ogni trimestre. Tuttavia, il 29% si avvale di una polizza assicurativa sui danni alle proprietà solo in caso di condizioni meteorologiche estreme, senza alcuna copertura per l’interruzione dell’attività; oltre la metà (56%), peraltro, ha dichiarato di non essere assicurato per il ritiro dal commercio dei prodotti. Molte aziende, infatti, si affidano alle polizze di responsabilità civile, che coprono però solo le perdite limitate e non la gestione della crisi e la riabilitazione dei marchi.

Considerati i temi citati, ecco alcune delle iniziative più efficaci per limitare l’impatto dei rischi:

  • diversificazione dei fornitori e un mix tra approvvigionamento locale e globale, per aumentare la resilienza ed evitare la dipendenza da poche catene di approvvigionamento;
  • soluzioni assicurative innovative, inclusi strumenti parametrici e consulenze per mitigare il rialzo dei premi e la copertura sempre più costosa;
  • rispetto alla sicurezza, piani di continuità aggiornati, audit, formazione contractor e allenamento antincendio;
  • aggiornamento e piani mirati sulla cybersecurity, anche attraverso formazione specifica del personale;
  • sensibilità ambientale, con monitoraggio dei consumi e dell’impatto ecologico dovuto alla produzione, in conformità alle regole UE.

Secondo Paolo Molteni, Chief Commercial Officer Corporate Risk and Broking di WTW, “In Italia, come nella maggior parte del mondo, il settore Food, Beverage & Agriculture si trova di fronte a un’instabilità diffusa. L’indagine dimostra che le organizzazioni stanno adottando misure per essere più preparate di fronte a queste sfide, ma non basta. Una valutazione accurata delle proprie aree critiche e una stima delle potenziali perdite, attraverso strumenti e modelli avanzati di quantificazione del rischio, può essere la strategia vincente per creare maggiore resilienza”.

Le imprese più virtuose, inoltre, stanno adottando strategie per trasformare le minacce che abbiamo trattato in leve strategiche. La transizione non è facile, ma è ormai imprescindibile, perché proteggere la produzione oggi significa assicurare sopravvivenza, crescita e sostenibilità in futuro.

 

Immagine in evidenza di: Piyaset/shutterstock

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