ARFID: cos’è il disturbo alimentare che porta a selezionare in modo estremo i cibi

Di ARFID, ovvero disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo, si parla solo da pochi anni, per definire una condizione che porta a rifiutare molti alimenti – a volte quasi tutti – per motivi che non hanno nulla a che vedere con il peso corporeo o l’immagine di sé. Ad rendere insopportabile l’idea di mangiare possono essere la consistenza, il colore, l’odore o anche solo la paura di soffocare, di vomitare o di sentirsi male.
Ma come si manifesta questa condizione e perché i bambini sono i più colpiti? Considerando le ricerche e le indicazioni mediche, cercheremo di saperne di più.
ARFID, un disturbo alimentare poco conosciuto e sempre più diffuso

Nel panorama dei disturbi alimentari, “ARFID” è una sigla ancora poco nota al grande pubblico ma che merita attenzione. Il disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder) non è una semplice “selettività” a tavola, non si tratta quindi di essere schizzinosi – come sovente si tende a mal interpretare – e non è nemmeno legato a questioni di percezione estetica del proprio corpo, come nel caso dell’anoressia o della bulimia. Si intende una condizione diversa, più subdola e spesso invisibile. Chi ne soffre può arrivare a rifiutare moltissimi cibi, per ragioni senza nulla a che vedere con l’immagine di sé. A spaventare, infastidire o repellere possono essere il colore, la consistenza o l’odore, ma anche il timore immotivato di soffocare, di vomitare o avere conseguenze negative dal consumo degli alimenti.
In alcuni casi, il problema nasce da un evento traumatico legato al cibo avvenuto nel passato (rischio di soffocamento o vomito), mentre in altri si sviluppa in età precoce senza una causa apparente, fissandosi nel tempo. A differenza di chi è capriccioso e difficile a tavola, le persone con ARFID provano una vera e propria ansia davanti a determinati cibi. Si tratta infatti di disturbo con radici profonde, che può avere serie implicazioni sia fisiche che psicologiche.
Spesso a soffrirne sono i bambini, ma il fenomeno può persistere nell’adolescenza e persino in età avanzata. Può presentarsi, ad esempio, negli adulti che non hanno ricevuto nessun trattamento da bambini e che hanno un passato di alimentazione selettiva, con timori di tipo sensoriale o avversione per i nuovi cibi. In alcuni casi, questa situazione è accompagnata da altre condizioni mediche o psicologiche, come disturbi d’ansia, dell’umore o neurodivergenze. Per queste ragioni, quindi, è importante una diagnosi accurata e per quanto possibile precoce.
Le conseguenze dell’ARFID

Sul piano psicologico e sociale, pranzi e cene da occasioni conviviali diventano motivo di preoccupazione e in genere vengono evitati, perché mangiare in pubblico può essere fonte di disagio o vergogna. In alcuni casi i soggetti ARFID hanno una totale mancanza di interesse per il cibo o per il piacere di mangiare, da cui può derivare un isolamento sociale dannoso e da non trascurare.
Dal punto di vista fisico, come si può intuire, il rischio è quello di un’alimentazione fortemente limitata, con conseguenti carenze nutrizionali e perdita di peso, che in genere si traducono in stanchezza, insonnia, insofferenza al freddo e problemi di concentrazione. A questo si aggiungono possibili dolori addominali, crampi allo stomaco e altri disturbi gastrointestinali associati a un’assunzione di cibo insufficiente. I deficit nutrizionali più gravi possono richiedere un livello di cure più elevato per ottenere la stabilizzazione medica.
Pur potendo essere erroneamente considerata una condizione marginale, l’ARFID potenzialmente ha serie ripercussioni sulla salute. Le carenze nutrizionali ed energetiche, infatti, possono compromettere il funzionamento fisico e il benessere generale, ma anche influire negativamente sullo sviluppo quando si tratta di bambini.
Riconoscere l’ARFID: diagnostica e ricerche

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), l’ARFID è un disturbo alimentare a tutti gli effetti, formalizzato come categoria diagnostica autonoma dal 2013. Prima che venisse aggiunto a questa lista, era classificato come disturbo dell’alimentazione dell’infanzia o della prima infanzia, o condizione non altrimenti specificata.
La diagnostica e la consapevolezza, pertanto, sono estremamente recenti, con tutte le conseguenze che ne possono derivare. Infatti, tale condizione resta ancora troppo spesso sottovalutata o fraintesa, anche dagli stessi operatori sanitari. Ad ogni modo, oggi il numero di diagnosi è in crescita.
Talvolta l’ARFID viene confuso con forme di autismo, con cui peraltro può coesistere, oppure con una fase transitoria dello sviluppo. Spesso le persone a cui viene diagnosticata l’ARFID sono affette da ansia, disturbi dell’umore o altre condizioni. In presenza di una patologia che influisce sull’appetito, il grado di rifiuto del cibo deve superare le attese dovute a quest’altra condizione. Se però compromette la salute fisica o le relazioni sociali, è importante intervenire con un supporto adeguato.
Secondo uno studio pubblicato nel 2023 su JAMA Psychiatry, l’ARFID mostra un’elevata componente ereditaria (fino al 79%), suggerendo una predisposizione genetica più marcata rispetto ad altri disturbi alimentari.
La prevalenza stimata dell’ARFID (1–5%) lo rende relativamente diffuso fra la popolazione, con tassi avvicinabili a quelli di altri disturbi dello sviluppo come ADHD e autismo, pur con caratteristiche molto diverse.
Nel formulare una diagnosi di ARFID, l’abitudine a evitare molti cibi deve essere:
- associata a un effetto chiaro e significativo sulla salute, come carenze nutrizionali o difficoltà a mantenere o aumentare di peso;
- causa di una forte interferenza con la condizione psicosociale, ad esempio provocando isolamento sociale o problemi nelle attività quotidiane;
- non attribuibile ad altre condizioni mediche o a ragioni estetiche, come nel caso dell’anoressia nervosa;
Talvolta, l’ARFID può manifestarsi con sintomi simili all’anginofobia (paura di ingoiare per timore di soffocare), ma mentre in quest’ultima la restrizione è legata esclusivamente a tale timore, nell’ARFID possono coesistere anche fattori sensoriali, traumatici o un disinteresse generale per il cibo.
Il trattamento contro l’ARFID

Trattare l’ARFID richiede un approccio multidisciplinare: psicologi, nutrizionisti, medici e – nei casi più complessi – neuropsichiatri lavorano insieme per aiutare il paziente a ritrovare un rapporto più sereno con il cibo. La terapia può includere tecniche cognitivo-comportamentali, esposizione graduale agli alimenti temuti e, se necessario, un sostegno farmacologico. Fortunatamente, i trattamenti per l’ARFID hanno dimostrato grande efficacia, e un recente studio pubblicato nel 2024 su Journal of Eating Disorders ha approfondito i progressi in questo ambito. Ecco quali sono i campi d’azione.
- La psicoterapia cognitivo-comportamentale, molto utilizzata ed efficace a lungo termine, permette di affrontare gradualmente le paure legate al cibo, modificando i pensieri disfunzionali e favorendo un rapporto più sereno con l’alimentazione.
- Un dietista specializzato può offrire supporto nutrizionale e creare un piano alimentare personalizzato, introducendo gradualmente alimenti nuovi o evitati in passato. Nelle fasi iniziali e transitorie possono essere prescritti integratori alimentari per compensare le carenze. Questo approccio si concentra sull’equilibrio nutrizionale e sulla progressiva riduzione delle ansie.
- Il coinvolgimento familiare è fondamentale nel percorso di trattamento, per creare un ambiente positivo e facilitare il recupero.
- L’approccio multidisciplinare, creato dal lavoro coordinato di psicologi, medici e nutrizionisti è decisivo per gestire gli aspetti psicologici e fisici che l’ARFID coinvolge.
In un’epoca in cui si parla molto di alimentazione, spesso in termini estetici o prestazionali, l’ARFID ci ricorda che per alcune persone il cibo può diventare una fonte di ansia. Riconoscere questo disturbo e affidarsi a professionisti è il primo passo verso la cura.
Immagine in evidenza di: P.KASIPAT/shutterstock
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