Giornata ONU contro gli sprechi alimentari: la petizione di RECUP per recuperare gli scarti dei mercati

Ventottomilatrecento tonnellate. È il quantitativo di frutta e verdura ancora in buone condizioni che ogni anno viene buttato via nei soli mercati all’aperto in Italia. Un numero impressionante, che peraltro non considera gli sprechi della grande distribuzione e del consumo domestico. Significa che, ogni giorno, finiscono nella spazzatura 77 tonnellate di cibo perfettamente commestibile, ma rimaste invendute.
Un’enormità che si inserisce nel più ampio contesto europeo, dove si stimano 59 milioni di tonnellate di sprechi alimentari l’anno. Ma intervenire è possibile, soprattutto alla luce di un altro dato: in Italia, una persona su dieci non ha accesso regolare a un’alimentazione adeguata. Lo squilibrio è evidente, ma ci sono esperienze che provano a correggerlo.
Sprechi alimentari e mercati: i numeri del problema

Secondo l’Osservatorio Waste Watcher International, ogni anno nel mondo vengono buttate via oltre un miliardo di tonnellate di cibo, su circa tre miliardi prodotti. Una proporzione che traduce in dati quello che è sotto gli occhi di tutti: quasi un terzo del cibo globale finisce per non essere consumato e diventa spazzatura.
Lo spreco alimentare ha un impatto diretto anche sulle risorse naturali: si stima che circa il 25% dell’acqua dolce usata in agricoltura venga impiegata per produrre alimenti destinati a essere sprecati. Non solo: il cibo buttato è responsabile di quasi il 10% delle emissioni globali di gas serra.
Nel contesto italiano, lo spreco pro capite si attesta attorno ai 30 kg l’anno, circa mezzo chilo a persona ogni settimana. Una cifra sopra la media europea, che richiama la necessità di politiche attive, come previsto anche dagli obiettivi dell’Agenda ONU per lo Sviluppo Sostenibile, che punta a dimezzare gli sprechi alimentari entro il 2030.
Dalla protesta alla proposta: la petizione di RECUP
Di fronte a questo scenario preoccupante, sono sempre più importanti le azioni dal basso. Tra queste c’è la proposta lanciata da RECUP, associazione nata nel 2016 a Milano, che oggi conta oltre 300 volontari attivi in una ventina di mercati in tutta Italia. RECUP già si occupa quotidianamente di recuperare frutta e verdura scartate perché “brutte” o rimaste invendute, redistribuendole a persone in difficoltà o ad associazioni solidali. Ora, però, lancia una raccolta firme per chiedere un intervento normativo: che il recupero del cibo nei mercati diventi pratica diffusa, sostenuta e regolamentata. L’obiettivo è raggiungere 3.000 firme entro il 29 settembre, Giornata Internazionale della Consapevolezza sugli Sprechi e le Perdite Alimentari, e 5.000 entro fine anno.
Aree di recupero e incentivi: cosa prevede la proposta

Nel dettaglio, la petizione chiede l’istituzione di aree dedicate al recupero e alla redistribuzione del cibo nei mercati, per creare circuiti virtuosi contro lo spreco. Per incentivare i commercianti a partecipare, RECUP propone anche sgravi fiscali per chi dona l’invenduto, accompagnati da campagne di sensibilizzazione rivolte sia agli operatori che ai cittadini.
“Il 29 settembre non è solo una data simbolica”, sottolinea Eleonora D’Elia, portavoce di RECUP. “È il momento di agire, e di trasformare l’indignazione in partecipazione. Perché il cibo non si butta: si salva, si condivide. E ora si deve proteggere con una legge”.
È da un gesto semplice che tutto è cominciato: un gruppo di cittadini, nel mercato di Papiniano a Milano, ha iniziato a raccogliere il cibo che a fine giornata rischiava di essere buttato via. Da quell’azione spontanea è nata un’organizzazione che oggi, con il supporto di oltre 300 volontari, è attiva in una ventina di mercati rionali e collabora con più di 50 realtà del terzo settore. Ogni settimana, RECUP recupera e redistribuisce tonnellate di cibo, ma soprattutto costruisce relazioni, crea consapevolezza e rafforza il senso di comunità. Attraverso laboratori, incontri e momenti pubblici, promuove un’idea di cittadinanza attiva che mette al centro il valore del cibo e delle persone.
In vista della Giornata ONU contro lo spreco alimentare, la petizione rappresenta un invito a sostenere questa visione concreta e condivisa: scegliere da che parte stare, con un gesto semplice ma capace di generare un cambiamento reale.
Immagine in evidenza di: ECLIPSE PRODUCTION/shutterstock
Leggi anche
L’articolo Giornata ONU contro gli sprechi alimentari: la petizione di RECUP per recuperare gli scarti dei mercati sembra essere il primo su Giornale del cibo.