La pera cocomerina: un’eccellenza romagnola

No, non si tratta di uno strano incrocio tra una pera e un cocomero. La pera cocomerina è un frutto piccolo e profumato, con la polpa rossa che ricorda il cocomero, ma con tutte le caratteristiche di una pera tradizionale. Tipica dell’Appennino romagnolo, questa varietà rappresenta un’eccellenza locale, custodita da coltivatori attenti e dal presidio Slow Food. Un’eccellenza locale che merita di essere conosciuta e valorizzata, sia per il suo gusto particolare, sia per la storia che porta con sé.Ma qual è la sua storia? E come si usa in cucina?
Le origini e la storia della pera cocomerina

Questo frutto cresce principalmente in alta Valle del Savio, in particolare nei dintorni di Verghereto, in provincia di Forlì-Cesena. Si tratta di una varietà antica, documentata da secoli, che per lungo tempo ha rischiato l’estinzione, prima di essere riscoperta e valorizzata grazie all’impegno dei coltivatori locali e al sostegno del presidio Slow Food.
La piccola produzione e la fragilità del raccolto hanno reso necessarie iniziative mirate di tutela, come sagre stagionali, consorzi di produttori e promozione in ristoranti locali. Oggi è considerato un simbolo della ricchezza agricola romagnola e un patrimonio da conoscere e difendere.
Caratteristiche e usi
La cocomerina si riconosce a colpo d’occhio, soprattutto una volta tagliata. I frutti sono di dimensioni ridotte, con buccia sottile e una polpa che va dal rosa intenso al rosso acceso, punteggiata da piccoli granelli bianchi che ricordano i semi del cocomero. È proprio da questa somiglianza che deriva il nome curioso e accattivante.
Il profumo è inconfondibile: dolce, aromatico, con note floreali e leggermente speziate. La maturazione avviene in anticipo rispetto ad altre pere, concentrandosi soprattutto a settembre, con alcune eccezioni a ottobre per le tipologie più tardive, raccolte sempre a mano. La durata è limitata, perché questa varietà non si conserva a lungo e tende a deteriorarsi rapidamente. Una fragilità che rende difficile la sua diffusione commerciale ma che al tempo stesso ne garantisce l’autenticità e la freschezza, preservando un gusto che non teme confronti con le varietà più comuni.
Assaggiata appena colta, rivela tutta la sua dolcezza e succosità, ma la cucina locale ha imparato a valorizzarla in molte altre forme. Con la polpa rossa si preparano marmellate, succhi naturali e sciroppi, oltre a liquori casalinghi che catturano il carattere aromatico del frutto. Nei dolci, la cocomerina arricchisce crostate, torte soffici e ripieni di pasticceria tradizionale.
Non mancano gli abbinamenti gastronomici più ricercati: il gusto zuccherino e leggermente speziato si sposa con formaggi freschi e caprini, creando un piacevole contrasto, oppure con stagionati a pasta dura, dove la dolcezza della pera bilancia la sapidità del latte. In cucina, alcuni chef del territorio la utilizzano per accompagnare piatti di carne bianca o cacciagione leggera, sfruttandone la versatilità e la nota fruttata che arricchisce il piatto.
Le sagre dedicate, oltre a proporla al naturale, offrono anche versioni insolite come birre artigianali aromatizzate e mostarde, dimostrando come un frutto antico possa trovare spazio anche nella cucina contemporanea.
Un prodotto da custodire

Tra le tante varietà di pere presenti sul mercato, la pera cocomerina rappresenta un esempio concreto di quanto sia importante preservare la biodiversità agricola e sostenere le produzioni locali. Si tratta di un frutto che va cercato nel momento giusto dell’anno, generalmente a settembre, e che proprio per la sua stagionalità diventa ancora più prezioso.
Portarla in tavola, fresca o trasformata, è un gesto semplice che unisce piacere e consapevolezza: la cocomerina ci ricorda che la vera ricchezza della cucina italiana si trova anche nei frutti dimenticati, riportati in vita grazie alla cura delle comunità che li custodiscono.
E tu conoscevi la pera cocomerina? L’hai mai assaggiata?
Immagine in evidenza di: Gita Kulinitch Studio/shutterstock
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