La pera cocomerina: un’eccellenza romagnola

pere

No, non si tratta di uno strano incrocio tra una pera e un cocomero. La pera cocomerina è un frutto piccolo e profumato, con la polpa rossa che ricorda il cocomero, ma con tutte le caratteristiche di una pera tradizionale. Tipica dell’Appennino romagnolo, questa varietà rappresenta un’eccellenza locale, custodita da coltivatori attenti e dal presidio Slow Food. Un’eccellenza locale che merita di essere conosciuta e valorizzata, sia per il suo gusto particolare, sia per la storia che porta con sé.Ma qual è la sua storia? E come si usa in cucina?

Le origini e la storia della pera cocomerina

pere
Sentelia/shutterstock

Questo frutto cresce principalmente in alta Valle del Savio, in particolare nei dintorni di Verghereto, in provincia di Forlì-Cesena. Si tratta di una varietà antica, documentata da secoli, che per lungo tempo ha rischiato l’estinzione, prima di essere riscoperta e valorizzata grazie all’impegno dei coltivatori locali e al sostegno del presidio Slow Food

La piccola produzione e la fragilità del raccolto hanno reso necessarie iniziative mirate di tutela, come sagre stagionali, consorzi di produttori e promozione in ristoranti locali. Oggi è considerato un simbolo della ricchezza agricola romagnola e un patrimonio da conoscere e difendere.

Caratteristiche e usi

La cocomerina si riconosce a colpo d’occhio, soprattutto una volta tagliata. I frutti sono di dimensioni ridotte, con buccia sottile e una polpa che va dal rosa intenso al rosso acceso, punteggiata da piccoli granelli bianchi che ricordano i semi del cocomero. È proprio da questa somiglianza che deriva il nome curioso e accattivante.

Il profumo è inconfondibile: dolce, aromatico, con note floreali e leggermente speziate. La maturazione avviene in anticipo rispetto ad altre pere, concentrandosi soprattutto a settembre, con alcune eccezioni a ottobre per le tipologie più tardive, raccolte sempre a mano. La durata è limitata, perché questa varietà non si conserva a lungo e tende a deteriorarsi rapidamente. Una fragilità che rende difficile la sua diffusione commerciale ma che al tempo stesso ne garantisce l’autenticità e la freschezza, preservando un gusto che non teme confronti con le varietà più comuni.

Assaggiata appena colta, rivela tutta la sua dolcezza e succosità, ma la cucina locale ha imparato a valorizzarla in molte altre forme. Con la polpa rossa si preparano marmellate, succhi naturali e sciroppi, oltre a liquori casalinghi che catturano il carattere aromatico del frutto. Nei dolci, la cocomerina arricchisce crostate, torte soffici e ripieni di pasticceria tradizionale.

Non mancano gli abbinamenti gastronomici più ricercati: il gusto zuccherino e leggermente speziato si sposa con formaggi freschi e caprini, creando un piacevole contrasto, oppure con stagionati a pasta dura, dove la dolcezza della pera bilancia la sapidità del latte. In cucina, alcuni chef del territorio la utilizzano per accompagnare piatti di carne bianca o cacciagione leggera, sfruttandone la versatilità e la nota fruttata che arricchisce il piatto.

Le sagre dedicate, oltre a proporla al naturale, offrono anche versioni insolite come birre artigianali aromatizzate e mostarde, dimostrando come un frutto antico possa trovare spazio anche nella cucina contemporanea.

Un prodotto da custodire

cesto di pere
Tatevosian Yana/shutterstock

Tra le tante varietà di pere presenti sul mercato, la pera cocomerina rappresenta un esempio concreto di quanto sia importante preservare la biodiversità agricola e sostenere le produzioni locali. Si tratta di un frutto che va cercato nel momento giusto dell’anno, generalmente a settembre, e che proprio per la sua stagionalità diventa ancora più prezioso.

Portarla in tavola, fresca o trasformata, è un gesto semplice che unisce piacere e consapevolezza: la cocomerina ci ricorda che la vera ricchezza della cucina italiana si trova anche nei frutti dimenticati, riportati in vita grazie alla cura delle comunità che li custodiscono.

E tu conoscevi la pera cocomerina? L’hai mai assaggiata?

 

Immagine in evidenza di: Gita Kulinitch Studio/shutterstock

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