Babingtons Tea Rooms: dal 1893, un angolo d’Inghilterra nel cuore di Roma

donna che versa del tè in una tazza

A pochi passi dalla Scalinata di Trinità dei Monti, nel cuore pulsante di Roma, Babingtons Tea Rooms è da oltre 130 anni un’istituzione. Fondata nel 1893 da due giovani donne inglesi, Isabel Cargill e Anna Maria Babington, la sala da tè nacque con un’idea semplice ma rivoluzionaria: offrire agli stranieri, soprattutto inglesi – e agli italiani – la possibilità di gustare una tazza di tè in un Paese che, allora, non ne aveva alcuna tradizione. 

Oggi, a portare avanti la storia di famiglia è la quarta generazione, rappresentata da Chiara Bedini e Rory Bruce, che custodiscono l’eredità delle fondatrici. Per farci raccontare la storia e l’essenza di quella che è diventata la più antica sala da tè in Italia, abbiamo chiacchierato proprio con Chiara Bedini, che racconta: “Le persone vengono da noi perché non c’è altro posto dove fare questa esperienza: sanno di trovare qui l’autentica cerimonia del tè vittoriana”.

Le origini della sala da tè Babingtons: due donne e una visione

sala da tè
PH Alessandro Micarelli

Alla fine dell’Ottocento, Roma era una città in trasformazione. Il Regno d’Italia ha da poco compiuto trent’anni, e la nuova capitale – elegante, contraddittoria e cosmopolita – accoglie un flusso crescente di viaggiatori europei. È dall’Inghilterra che arrivano due giovani signorine inglesi di buona famiglia: Isabel Cargill, figlia del capitano Cargill, fondatore della città di Dunedin in Nuova Zelanda, e Anna Maria Babington, discendente di quell’Antony Babington che aveva cospirato contro Elisabetta I. 

Entrambe cresciute in un’epoca in cui il destino delle donne sembrava scritto, scelgono invece di riscriverlo. Isabel, in particolare, decide di trasferirsi a Roma dopo essere stata lasciata proprio alla vigilia delle nozze: aprire una sala da tè, in un Paese straniero e con appena cento sterline di capitale, non è solo un atto d’impresa ma è un vero e proprio gesto di libertà, di rinascita personale.

Un piccolo angolo d’Inghilterra a Roma

colazione con tè, biscotti e tortine
PH Alessandro Micarelli

Isabel e Anna Maria affittano un locale in via Due Macelli, all’angolo con Piazza di Spagna.

Scelgono Roma non solo perché meta privilegiata del Grand Tour – il viaggio di formazione che conduceva i giovani aristocratici europei alla scoperta dei classici – ma anche perché qui viveva una nutrita comunità anglosassone di artisti, diplomatici e scrittori… che lamentavano proprio la mancanza di un luogo pubblico dove incontrarsi e bere tè. 

In Italia, all’epoca il tè si vendeva solo in farmacia, considerato più una bevanda medicinale che un piacere quotidiano” racconta Chiara Bedini, pronipote proprio di quella Isabel. Babingtons porta in Italia qualcosa che non c’era: trasforma il tè in un rito sociale, un momento di calma e conversazione, accompagnato da dolci, marmellate e delicate porcellane in fine bone china.

Nelle prime sale, arredate in stile vittoriano, era possibile leggere giornali stranieri o libri importati dall’Inghilterra. Un vecchio articolo racconta che, con un abbonamento mensile di due franchi, i clienti potevano accedere alla sala di lettura dalle dieci del mattino alle sei di sera; chi invece ordinava il tè pagava un piccolo sovrapprezzo di dieci centesimi per usufruirne. Un dettaglio curioso chiudeva l’articolo: «Nel locale è stato aperto anche un piccolo bagno», una vera novità per l’epoca.

Il tè come atto di emancipazione

In quegli anni, in Inghilterra, le tea rooms erano luoghi di emancipazione femminile, “ dove le donne potevano incontrarsi da sole, parlare, organizzarsi” racconta Chiara. “Lì nascevano movimenti come quello delle suffragette. Babingtons ha portato anche questo spirito a Roma”. Non erano quindi spazi “per signore” nel senso frivolo del termine, ma piccoli territori di libertà. “Il tè, all’epoca, era già molto donna” continua l’intervistata. “Era un modo per stare insieme, parlare, partecipare alla vita pubblica. Le nostre bisnonne hanno portato questa stessa idea a Roma: creare uno spazio elegante ma accogliente, dove tutti potessero sentirsi a casa”.

In breve tempo, Babingtons diventa un punto d’incontro per tutti: viaggiatori britannici, aristocratici romani, artisti e intellettuali. Tre anni dopo l’apertura, nel 1896, il successo è tale che le fondatrici si trasferiscono nell’attuale sede di Piazza di Spagna 23, in locali più ampi e con una cucina capace di sfornare muffin, torte e dolci della tradizione inglese.

Una storia di resilienza e continuità

tazza di tè
PH Alessandro Micarelli

“Sono state due donne che, forse senza volerlo, si sono rivelate delle grandi imprenditrici, molto lungimiranti” racconta Chiara. E chi l’avrebbe mai detto che quella scommessa sarebbe andata avanti per 132 anni! Quando Anna Maria Babington muore, Isabel continua a gestire la sala insieme alla figlia Dorothy. Insieme, attraversano due guerre mondiali, crisi economiche e profondi cambiamenti. Durante i conflitti, Babingtons rimane aperta: un rifugio dove i soldati alleati, gli artisti e i romani trovano un frammento di normalità.

Negli anni successivi, la tradizione passa di generazione in generazione, fino a Chiara Bedini e Rory Bruce, che oggi continuano a scrivere la storia della famiglia. “Per noi Isabel e Anna Maria sono come dei fari” dice Chiara. “Cerchiamo di fare tutto rispettando la tradizione vittoriana e quello che loro hanno seminato”. 

Tra i tanti tè serviti in sala, ce n’è uno che più di tutti incarna la filosofia del luogo. “Sicuramente il Miss Babington, che abbiamo creato per celebrare i 125 anni del locale. È un tè nero con rosa, sambuco, mirto, miele, ginepro e vaniglia miele: un connubio di ingredienti italiani e inglesi che racconta perfettamente la nostra anima  una sala da tè inglese, ma a Roma”. Accanto alle nuove miscele, sopravvive anche la primissima creazione delle fondatrici: “Il nostro Breakfast Special è un blend di soli tè neri, senza profumazioni, nato nel 1800. Isabel e Anna Maria facevano arrivare le foglie dall’Inghilterra e le mescolavano qui. È la testimonianza della loro passione e della loro visione”.

Tra colazioni e tè delle cinque: l’essenza più autentica di Babingtons

tè delle cinque
PH Alessandro Micarelli

Servire il tè secondo la tradizione vittoriana è un’arte di gesti e di tempi, e bisogna distinguere tra i diversi momenti della giornata. 

L’Afternoon Tea, o “tè delle cinque”, si consumava su tavolini bassi (low tea), tra chiacchiere educate e porcellane sottili. Il menù classico prevedeva finger sandwiches al cetriolo, salmone o uova, scones caldi con marmellata e panna – o, come a Babingtons, con panna montata, più leggera della clotted cream inglese – e naturalmente tè nero, servito con latte e/o zucchero. Diverso, ma altrettanto affascinante, l’High Tea, nato tra la classe lavoratrice: si teneva al tavolo da pranzo (high table) e univa il tè a piatti sostanziosi come finger sandwiches al cetriolo, salmone o uova, carne salata, formaggi, torte salate e dolci. Un pasto completo, tra le cinque e le sei del pomeriggio, che divenne presto sinonimo di convivialità.

Accanto a queste tradizioni, Babingtons propone anche un’autentica Full English Breakfast: un omaggio all’epoca vittoriana, con uova, bacon croccante, toast con burro e marmellata, spremuta e… ovviamente tè. E non può mancare anche il Brunch all’inglese, servito da oltre settant’anni secondo le ricette originali, senza mode né rivisitazioni, ma con lo spirito di una pausa lenta e accogliente.

Tradizione, sostenibilità e accoglienza

tè
PH Alessandro Micarelli

Dal 1893 al 2025 di strada ne è stata fatta tanta, e il mondo è cambiato. E restare fedeli alle proprie radici, senza smettere di innovare, è una sfida quotidiana. “È forse la parte più difficile, ma anche la più stimolante di questo lavoro” ammette Chiara. “Il rischio è uscire dal binario, ma se si rimane fedeli alla propria anima, ogni scelta arriva in armonia con ciò che Babingtons rappresenta: cultura inglese a Roma”.

L’innovazione, qui, si esprime nei dettagli: una nuova carta da parati, un piatto che entra nel menù, un gesto gentile. Ma anche da una visione sempre più etica e sostenibile del tè. “Negli ultimi vent’anni abbiamo lavorato molto sulla selezione dei tè. Oggi abbiamo più di cento miscele, dal tè bianco al nero, fino al tè oolong, tutte naturali al 100%. Niente profumazioni chimiche o artificiali: la qualità è ciò che ci ha permesso di arrivare fin qui”. Non solo: c’è una rigidissima selezione dei fornitori per garantire che operino secondo altissimi standard, e per il packaging del tè si utilizzano solo materiali riciclabili e biodegradabili, e la loro gamma di contenitori riutilizzabili li aiuta a ridurre gli sprechi e a ridurre l’impatto ambientale.

Nel 2018, per celebrare i 125 anni, Babingtons ha creato una fondazione che sostiene i figli dei lavoratori delle piantagioni di tè in India, nella regione del Darjeeling, dove vengono prodotti i famosissimi tè Darjeeling appunto. “Ogni anno supportiamo tra i trenta e i cinquanta studenti che studiano infermieristica o hotellerie. È il nostro modo di restituire qualcosa al mondo del tè”.

Guardare al futuro dopo 132 anni di storia 

Oggi Babingtons è ancora un salotto elegante ma mai ingessato, dove ci si sente accolti. “Ciò che secondo me è vincente oggi, oltre naturalmente all’altissima qualità dei prodotti che offriamo, è il fatto di rimanere fedeli a noi stessi. Per fare un esempio: molti clienti erano soliti  venire da Babintons con i nonni, e ora che sono nonni a loro volta ci portano i nipoti” conclude Chiara. “La gentilezza è la nostra parola d’ordine. Vogliamo che i clienti si sentano coccolati. Babingtons è un abbraccio, un’esperienza che va oltre ciò che mangi o bevi”.

E così, tra le tazze di porcellana e il profumo di tè nero, si rinnova ogni giorno una storia cominciata con appena cento sterline, due donne coraggiose e un sogno che, dopo oltre un secolo, continua a scaldare Roma… una tazza alla volta.

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Immagine in evidenza di: Alessandro Micarelli

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