A Roma c’è il FAO MuNe: il nuovo museo che racconta il cibo come non lo avete mai visto

Il cibo non è solo ciò che mettiamo nel piatto, lo raccontiamo sempre: è anche storia, cultura, scienza e, soprattutto, identità. Per questo, può diventare il fulcro di un vero e proprio museo, come accaduto per il Carpigiani Gelati Museum, il Museo della Bufala di Battipaglia, o ancora i cinque Musei del Cibo della Food Valley.
A Roma se n’è aggiunto un altro, si chiama FAO MuNe – Museo e Rete per l’Alimentazione e l’Agricoltura ed è il nuovo spazio inaugurato all’interno della sede della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura. Si trova nel cuore simbolico della città, tra il Circo Massimo e il Colosseo, ed è un luogo che invita a esplorare il rapporto profondo – e spesso invisibile – tra alimentazione, agricoltura e umanità.
L’inaugurazione, avvenuta a ottobre, ha visto la partecipazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Direttore Generale della FAO Qu Dongyu, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione e dell’80° anniversario dell’Organizzazione. Un doppio anniversario che non celebra solo una storia lunga ottant’anni, ma apre uno sguardo sul futuro, accompagnando il pubblico a confrontarsi con le sfide e le opportunità dei sistemi agroalimentari.
FAO MuNe: un museo ma anche una piattaforma viva

Con i suoi 1.300 metri quadrati, il FAO MuNe non è un museo nel senso più tradizionale del termine. Vuole essere piuttosto una piattaforma educativa dinamica, pensata per rendere accessibili a tutti temi complessi come la sicurezza alimentare, la sostenibilità, la nutrizione e, soprattutto, il futuro dei sistemi agroalimentari, sempre più minacciati dalla crisi climatica e dai conflitti armati. Il motto chiarisce subito l’obiettivo: non limitarsi a osservare, ma trasformare la conoscenza in consapevolezza e, idealmente, in azione.
- “ESPLORA: come il cibo e l’agricoltura hanno definito la storia dell’umanità.
- IMPARA: dalla ricchezza delle tradizioni alimentari e agricole di tutto il mondo.
- AGISCI: le tue scelte possono contribuire a creare un mondo migliore”.
Si tratta, insomma, di un invito esplicito a sentirsi parte di una sfida globale: porre fine alla fame e alla malnutrizione. Come ha ricordato il Presidente Mattarella durante l’inaugurazione, la conoscenza è il primo motore dell’impegno, soprattutto per le nuove generazioni. Ed è proprio su questo terreno che il MuNe costruisce la sua proposta, pensata però per un pubblico ampio, come famiglie, studenti, curiosi e professionisti del settore.
Tra arte, libri rari e tradizioni alimentari del mondo
Il percorso espositivo è immersivo e interattivo, e intreccia linguaggi diversi: arte, scienza, tecnologia e cultura. Vuole essere quindi un vero e proprio viaggio che segue le rotte del cibo: dalle Americhe ai Caraibi, dall’Africa settentrionale a quella subsahariana, dall’Europa e dal Mediterraneo fino al Vicino Oriente, all’Asia e alle isole del Pacifico, dando voce alle tradizioni, all’arte e al patrimonio di ogni area del mondo.
Nel cuore del museo si trova infatti una collezione permanente – ma in continua evoluzione – di oltre 60 opere donate da circa 40 Stati membri della FAO, provenienti da tutte le regioni del mondo, facendo sì quindi che ogni opera racconti un territorio e una comunità. Tra i pezzi più significativi spiccano “Coltiviamo il Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto, una scultura che riflette sull’equilibrio tra natura, società e tecnologia, e “Pace con la Natura” di Pablo Atchugarry, un ulivo secolare rinato come simbolo di riconciliazione tra uomo e ambiente. Accanto all’arte, il museo custodisce un patrimonio impressionante: oltre 1,5 milioni di volumi, tra collezioni fisiche e digitali, inclusa la storica Biblioteca David Lubin, con testi sull’agricoltura pubblicati in un arco di oltre 500 anni. Tra questi figurano anche rarissimi incunaboli, ossia i libri stampati con la tecnica a caratteri mobili prima del 1501. Un vero e proprio archivio della “memoria alimentare” del pianeta.
Il FoodS Lab e la “cucina del mondo”

Uno degli spazi più affascinanti del FAO MuNe è il FoodS Lab, definito non a caso la “cucina del mondo”. Completamente attrezzato, ospiterà laboratori, dimostrazioni di cucina, eventi interattivi e incontri con esperti, mettendo in dialogo quindi le tradizioni culinarie con la sostenibilità e l’innovazione.
Qui il cibo torna a essere gesto, non solo da osservare ma da vivere. Un approccio che avvicina il MuNe ad altri musei dedicati al cibo nel mondo – come i Musei del Cibo della provincia di Parma o il Museum of Food and Drink (MOFAD) di New York – ma con una prospettiva dichiaratamente globale e istituzionale.
Una rete globale per il futuro dell’alimentazione
Il FAO MuNe è anche una rete internazionale, pensata per collegare istituzioni culturali, università e comunità di tutto il mondo. Il primo partner ufficiale è l’ICCROM (Centro Internazionale di Studi per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali), che ha contribuito con le sue competenze nella conservazione del patrimonio culturale. Particolarmente significativa è la sala dedicata alle popolazioni indigene, che mette al centro il valore delle conoscenze tradizionali, del rispetto per la natura e dei sistemi alimentari locali come risorse fondamentali per costruire un futuro più sostenibile e resiliente.
Il FAO MuNe è visitabile su prenotazione, dal lunedì al sabato, attraverso il sito ufficiale della FAO. Questo nuovo museo si presenta come un progetto in evoluzione, destinato a crescere nel tempo grazie a collaborazioni internazionali e mostre temporanee curate dalla rete mondiale della FAO. Qui il visitatore può davvero rendersi conto di come il cibo sia una chiave preziosissima per leggere il presente e immaginare il futuro, in linea con i quattro pilastri della FAO: produzione migliore, nutrizione migliore, ambiente migliore e, in definitiva, una vita migliore.
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Immagine in evidenza di: OlgaKraemer/shutterstock
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