Mangiare noci in età avanzata può aiutare a vivere meglio (e più a lungo): lo studio australiano

noci

Che cibo e salute siano profondamente intrecciati non è una novità. Nel corso degli anni, abbiamo scoperto come ci siano alimenti che fanno bene al fegato, altri ai denti o alla pelle, o diete indicate per la salute cardiovascolare. Ma capire come e quanto ciò che mangiamo possa influenzare la qualità della vita negli anni più avanzati è una delle grandi sfide della ricerca contemporanea. In questo quadro si inserisce uno studio australiano che ha acceso i riflettori su un alimento tanto semplice quanto interessante: la frutta secca, in particolare le noci. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Age and Ageing, suggerisce che un consumo quotidiano di noci è associato a una maggiore probabilità di invecchiare senza disabilità, mantenendo più a lungo autonomia fisica e cognitiva. Un risultato che non promette soluzioni facili o elisir di lunga vita, ma di qualcosa forse ancora più prezioso: una vecchiaia in salute. Ma scopriamo cos’è emerso dallo studio.

Il ruolo delle noci per rafforzare la salute cognitiva

mani che raccolgono tante noci
FotoDuets/shutterstock

I paesi di tutto il mondo stanno affrontando l’invecchiamento della popolazione. Contrastare il declino cognitivo e le malattie degenerative cerebrali sta diventando sempre più importante: non basta, infatti, solo vivere più a lungo ma sarebbe opportuno farlo… meglio. In quest’ottica, l’alimentazione è un importante fattore di rischio modificabile sia per il declino fisico che cognitivo e per ridurre il rischio di malattie croniche, come sottolineano anche gli esperti della ricerca. Tra i cibi utili alla memoria le noci – ma la frutta secca e i semi oleosi in generale – sono da tempo al centro dell’attenzione. 

Le noci non sono nuove al dibattito scientifico sui legami tra alimentazione e funzione cognitiva. Una recente review pubblicata su Nutrients mostra che i nutrienti presenti nelle noci – tra cui acidi grassi insaturi, fibre, vitamine e composti bioattivi – potrebbero avere azioni neuroprotettive, che studi osservazionali e sperimentali suggeriscono un possibile ruolo dei preziosi gherigli nel sostenere la salute del cervello e rallentare l’invecchiamento cognitivo, soprattutto nelle persone più anziane o a rischio di declino. 

Lo studio australiano: chi ha mangiato più noci è invecchiato meglio

donna che mangia una noce
Zigres/shutterstock

Lo studio australiano prosegue in questa direzione, raggiungendo alcuni risultati interessanti. Ma facciamo un passo indietro: per questa ricerca sono stati analizzati i dati di 9.916 adulti australiani di età pari o superiore ai 70 anni, tutti residenti nella comunità (quindi non in strutture assistenziali) e inizialmente privi di demenza, gravi disabilità fisiche o malattie cardiovascolari importanti. I partecipanti fanno parte dell’ASPREE Longitudinal Study of Older Persons, uno dei più ampi studi sull’invecchiamento sano.

Ai partecipanti è stato chiesto di indicare con quale frequenza consumassero noci nel corso dell’anno precedente. Le risposte sono state suddivise in tre gruppi: consumo nullo o occasionale, consumo settimanale e consumo quotidiano. Per “consumo quotidiano”, i ricercatori hanno considerato una quantità pari ad almeno 30 grammi di noci al giorno, ovvero una piccola manciata. Hanno poi seguito il gruppo per una media di quasi quattro anni, osservando l’insorgenza di tre eventi considerati critici

  • morte
  • diagnosi di demenza
  • disabilità fisica persistente (la perdita prolungata della capacità di svolgere attività quotidiane di base). 

L’insieme di questi eventi viene definito disability-free survival, quindi un arco di vita non solo più lungo ma più sano, con minore rischio di demenza o disabilità fisica persistente.

I risultati: cosa cambia per chi mangia noci ogni giorno

persona che mangia noci da una ciotolina di vetro
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Dopo aver tenuto conto di numerosi fattori – età, sesso, livello socioeconomico, attività fisica, fumo, consumo di alcol, condizioni di salute e qualità complessiva della dieta – lo studio ha mostrato un dato chiaro: chi consumava noci ogni giorno mostrava un rischio inferiore del 23% di andare incontro a morte, demenza o disabilità rispetto a chi le mangiava raramente o mai. Il beneficio risulta più netto proprio nel consumo quotidiano, mentre quello settimanale è associato a effetti più contenuti. In particolare, il dato più solido riguarda la riduzione del rischio di disabilità fisica persistente, un aspetto che incide in modo diretto sull’autonomia nella vita quotidiana.

Un altro elemento significativo emerso dall’analisi riguarda il contesto alimentare complessivo: i risultati appaiono più evidenti nelle persone con una qualità della dieta “intermedia”, né particolarmente virtuosa né fortemente squilibrata. In questo senso, le noci sembrano offrire un contributo soprattutto quando vengono inserite in un’alimentazione migliorabile, ma non già ottimale. Semplificando: anche chi non segue un’alimentazione “perfettamente” sana ed equilibrata, ottiene dei vantaggi clinici riscontrabili.

Non solo longevità, ma qualità della vita

noci tra le mani
sunlight7/shutterstock

I risultati dello studio suggeriscono che il consumo quotidiano di noci sia dunque associato a un miglioramento della durata della vita in buona salute negli anziani, compresi quelli la cui dieta potrebbe non essere sempre ottimale. Uno degli elementi più interessanti di questa indagine è proprio il tipo di risultato osservato: il punto è sì quello di vivere più a lungo, ma senza perdere autonomia. La disability-free survival è una misura che tiene insieme corpo e mente, quotidianità e indipendenza.

Le noci, dal punto di vista nutrizionale, sono alimenti ad alta densità di nutrienti: apportano grassi insaturi, fibre, vitamine (come la vitamina E), minerali e proteine vegetali. Componenti che, secondo la letteratura scientifica, contribuiscono a ridurre infiammazione e stress ossidativo, due processi centrali nell’invecchiamento e nel declino cognitivo e fisico.

Cosa possiamo (e non possiamo) concludere, dunque? È importante specificare che lo studio è di tipo osservazionale: questo significa che non dimostra un rapporto di causa-effetto ma un’associazione. Gli stessi autori sottolineano che chi consuma noci regolarmente tende, in generale, ad avere comportamenti più salutari. Tuttavia, anche dopo aver corretto l’analisi per molti di questi fattori, l’associazione rimane: in altre parole, anche tenendo conto di età, stile di vita e qualità complessiva della dieta, il risultato non si annulla. Il messaggio, quindi, non è che le noci “prevengono la demenza” o “allungano la vita” in senso assoluto, ma che possono essere un tassello utile all’interno di uno stile alimentare equilibrato, soprattutto in età avanzata.

Un piccolo gesto quotidiano, dentro una visione più ampia

Ormai dovremmo averlo capito: invecchiare bene non dipende da un singolo alimento ma da un insieme di scelte, come movimento, relazioni, prevenzione, accesso al cibo di qualità e composizione di piatti sani ed equilibrati. In questo mosaico, un pugno di noci al giorno – e di semi oleosi non tostati e salati, ovviamente – può rappresentare un gesto semplice, facilmente accessibile e potenzialmente benefico, soprattutto per chi ha superato i 70 anni. La scienza, ancora una volta, invita a guardare alla tavola come a uno spazio concreto in cui prendersi cura del nostro futuro, un giorno alla volta (o un pasto alla volta).

 

Fonti:

  • Nut consumption and disability-free survival in community-dwelling older adults: a prospective cohort study

 

Immagine in evidenza di: New Africa/shutterstock

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