Dalla lista della spesa alla tavola quotidiana, 7 buoni propositi per il 2026

quinoa, mela, noci e cavolo nero

Ogni anno, a gennaio, veniamo travolti dagli elenchi dei buoni propositi. Appunti spontanei sui taccuini, agende più o meno organizzate, articoli di giornale e blog: non esistono supporti che sfuggono a questa regola. Dall’esercizio fisico alla pianificazione del tempo libero, entrambi scelti per ritrovare il benessere smarrito, passando per l’obiettivo di rivedere le proprie spese e il desiderio di imparare cose nuove, nessun settore è esente da questa lista sacra. 

Molti di questi, sfumano con il passare delle settimane, e in primavera sono già un lontano ricordo. Altri, invece, vengono rispettati e assorbiti nella nuova routine, con effetti positivi su chi li ha scritti (altrimenti, che buoni propositi sarebbero?). 

In questo senso, c’è un ambito che vanta un rapporto fra costi (cambiare un’abitudine è sempre faticoso) e benefici decisamente favorevole. Ed è quello del cibo, nel senso più pieno e universale del termine. Potevamo ignorarlo? Certamente no. Ed ecco una lista di 7 buoni propositi legati all’alimentazione e a tutto il bagaglio sociale e culturale che porta in dote. Alcuni sono molto ambiziosi, è vero; altri, invece, sono alla portata di tutti. Ma Roma non è stata costruita in un giorno e un grande viaggio comincia sempre con il primo passo. 

Viaggiare fuori rotta, anche a tavola 

overtourism a firenze
MD_Photography/shutterstock

Prima o poi ci si casca. Visitiamo un luogo inflazionato e restiamo delusi a causa della folla che lo ha ingolfato. Si chiama overtourism e colpisce diverse località italiane. I giorni di festa e i Ponti sono da questo punto di vista, ahinoi, molto rischiosi, come riportano le cronache. Ingranaggio di questo sovraffollamento, che rende invivibile una località, la “foodification” concentra l’obiettivo dei turisti sul cibo, con il risultato di danneggiare l’offerta enogastronomica e la tipicità di un territorio. Ma esiste l’antidoto. L’Italia è ricca di alternative, spesso in un raggio contenuto rispetto a dove abitiamo: borghi semisconosciuti, circuiti poco battuti e aree periferiche meno note che vantano eccellenze da scoprire, insieme ai prodotti e ai piatti locali. Anche in vacanza possiamo e dobbiamo mangiare in modo più attento e consapevole 

Organizzare la spesa con metodo (e meno sprechi)

organizzare la spesa
ViDI Studio/shutterstock

Croce e delizia di moltissime persone, la spesa alimentare è l’inizio di tutto. Scegliendo i prodotti sugli scaffali, preferendo la GDO, un mercato rionale o una bottega, compiamo già un’azione cruciale per la nostra tavola. Organizzarla meglio è un obiettivo meraviglioso, che richiede impegno e costanza. Possiamo iniziare dalla lista, per evitare di riempire il carrello a caso, privilegiando una strategia che ci consenta di pianificare un menù equilibrato e distribuito su più giorni della settimana. Qui può aiutarci l’intelligenza artificiale, prezioso alleato quando si tratta di cucinare ciò che ci resta in frigo e in dispensa, passaggio indispensabile se vogliamo ridurre lo spreco alimentare

Conservare correttamente gli alimenti già acquistati è l’altra faccia della medaglia. Per il frigorifero, ci sono semplici accorgimenti, dalla disposizione corretta dei prodotti alla loro copertura con la pellicola, passando naturalmente per la regolazione della giusta temperatura dell’elettrodomestico. 

Un supporto alla conservazione può arrivare anche dal sottovuoto casalingo, un espediente che ci permette di rallentare il deterioramento e gestire meglio le scorte. Bastano pochi strumenti, un po’ di organizzazione e i benefici sono assicurati. 

Tutte queste accortezze favoriscono la capacità di organizzare gli spazi, evitando ripiani stracolmi di cibo e alimenti dimenticati in seconda o terza fila: un modus operandi che diventa esempio virtuoso riproducibile anche in altri ambiti e da chi vive con noi. 

Cucinare meglio, scoprire nuove e vecchie ricette

cucinare a casa e meglio
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Dopo aver concluso la spesa bisogna rimboccarsi le maniche e avvicinarsi ai fornelli. Per alcune persone è un piacere, per altre una faticaccia. Ad ogni modo, si può migliorare. Ecco allora che questa voce, nell’elenco dei buoni propositi, assume tutta la sua rilevanza. Senza girarci intorno, cucinare bene ha ricadute anche su altri obiettivi, in primis quello di mangiare con maggiore consapevolezza e in modo più salutare, allontanando le tentazioni del junk food

Le strade per farlo sono tante: possiamo imparare nuove ricette, sperimentare ingredienti meno noti, riscoprire la tradizione o specializzarci in piatti più veloci, purché sani. La scelta è ampia e il Giornale del Cibo è nato proprio per questo: diffondere una cultura alimentare che inviti a conoscere, scoprire e gustare! Apprezzati chef e timorosi novizi, il nostro portale è tutto per voi: basta digitare in alto destra il nome di un piatto o di un ingrediente… 

Dare il “buon esempio” attraverso il cibo

bambina che mangia frutta
Oksana Kuzmina/shutterstock

Quante volte abbiamo sentito o ci hanno suggerito di dare il buon esempio? A casa, a scuola e in ufficio, declinata in decine di proverbi e detti popolari, questa affermazione ha un solido fondo di verità, valido in tutti i campi. Il cibo non fa eccezione. Possiamo cominciare oggi stesso, facendo la spesa con raziocinio e un occhio alla stagionalità, e servendo in tavola un menù sano ed equilibrato, trasmetteremo ai familiari e ai figli un messaggio preciso. Osservandoci tutti i giorni, i bambini di casa potrebbero perfino convincersi a mangiare frutta e verdura con regolarità.  

Lo stesso se abbiamo ospiti: sorprenderli con un piatto inedito, oppure rispolverare una ricetta della tradizione, magari valorizzando un ingrediente dimenticato, è un buon modo per ampliare gli orizzonti dei nostri commensali. E se ci invitano a cena? Possiamo risolvere il dilemma “Cosa porto?” arricchendo la serata con una cesta di verdura e frutta fresca, graditissime per aprire e concludere il pasto – e magari contribuire all’obiettivo delle dieci porzioni giornaliere, considerate necessarie per stare in salute. Se invece preferiamo fare un regalo ai padroni di casa, che ne dite di un’eccellenza enogastronomica locale, magari acquistata direttamente dal produttore, così da accorciare la filiera?  

Mangiare bene per sostenere corpo, energia e umore

cereali e legumi
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Mangiare è un piacere, è un bisogno fisiologico irrinunciabile ed è anche un’attività che può influenzare il nostro equilibrio emotivo. Di quest’ultimo aspetto se ne sta occupando la scienza, indagando il rapporto fra alimentazione e salute mentale, come se volesse ascoltare – e confermare – quanto dicevano già i nostri avi (“Pancia piena, cuore contento”, vi dice nulla? Sappiate che risale al Medioevo!). I risultati sono lampanti: una dieta bilanciata con cibi freschi, vegetali, legumi, pesce e cereali integrali è associata a un rischio minore di sviluppare sintomi depressivi rispetto a un’alimentazione carica di alimenti ultra processati e povera di micronutrienti.

Il mood food (“Cibo dell’umore”) si affianca dunque agli altri concetti che da tempo gravitano intorno alla cultura del cibo. Mangiare con consapevolezza per sostenere il proprio corpo e al tempo stesso per favorire il buon umore abbandona i crismi dello slogan pubblicitario e può diventare un obiettivo concreto e immediato. 

Muove nella stessa direzione l’alimentazione intuitiva, un approccio che punta a ricostruire il rapporto con il cibo e con il nostro corpo, ancorandosi a dieci principi chiave, come riconoscere il senso di sazietà, praticare attività fisica consapevole e nutrirsi con gentilezza. 

Privilegiare stagionalità e sostenibilità

verdura di stagione
Johanna Muehlbauer/shutterstock

Il mercato globale ha confuso le acque e cambiato le regole del gioco anche in materia alimentare, ecco perché sugli scaffali dei supermercati troviamo fragole e zucchine anche in inverno, per poi lamentarci se non hanno il sapore di una volta. Attenzione: qui è il caso di fermarsi un attimo e rispolverare il buon senso. Frutta e verdura di stagione non sono un nostalgico riflesso del passato, quando non c’erano i telefoni e si giocava in cortile, ma un prezioso riferimento da tenere a mente quando facciamo la spesa. 

I riflessi positivi sono evidenti e abbracciano più ambiti: in primis, rispettare la stagionalità garantisce un apporto nutrizionale maggiore, cibi freschi e di qualità. Secondo, il nostro portafoglio ringrazia. Terzo, l’ambiente respira, perché va da sé che un agrume o un ortaggio avranno percorso meno km, prima di arrivare sulla nostra tavola, se sono stati raccolti quantomeno lo stesso mese e nel nostro continente. Stiamo parlando di sostenibilità, parola ormai sulla bocca di tutti, che proprio in ambito alimentare trova rinnovato vigore grazie a un rispettabile glossario, bussola indispensabile per orientarsi fra luoghi comuni e iniziative concrete. 

Aiutare chi non ha accesso a un’alimentazione adeguata

colletta alimentare
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Fino a questo momento abbiamo parlato di cibo con un tono lieve e giocoso, dando quasi per scontato che sia accessibile a tutti. Purtroppo, nel mondo reale non è così, come denuncia da tempo la FAO. Per fortuna esiste l’empatia, la capacità di comprendere e sentire le emozioni e i pensieri altrui. In altre parole, mettersi nei panni degli altri. Talvolta farlo è doloroso, ma è necessario se ci definiamo esseri umani. 

Le iniziative per aiutare le persone che non hanno accesso a un’alimentazione adeguata sono numerose: alcune di grande respiro, come la Giornata Internazionale della Colletta Alimentare, altre più mirate o territorialmente circoscritte, che quotidianamente raccolgono e somministrano pasti a quanti ne hanno bisogno. Anche in questo caso, come per gli altri buoni propositi, è la forza di volontà di ciascuno di noi a marcare la differenza. 

E se parliamo di solidarietà in senso più ampio, pur restando nell’alveo degli argomenti raccontati dal nostro magazine, possiamo fare del bene supportando una delle onlus impegnate nella filiera agroalimentare. Ne esistono tantissime e sono disseminate lungo tutto lo Stivale, isole comprese. Aziende agricole e locali votati all’inclusione, bar e ristoranti solidali, cooperative sociali. Il filo conduttore è lodevole: guardare anche alle persone più fragili, per restituire loro dignità, calore e un sorriso. Che è poi quello che cerchiamo ogni giorno di portare sulla nostra tavola. O no? Perché ogni buon proposito, quando passa dal cibo, può diventare un gesto quotidiano. E durare più di un mese.

 

Immagine in evidenza di: OlgaBombologna/shutterstock

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