Trump capovolge le abitudini alimentari degli americani: ecco quali sono le nuove linee guida

carne e uova, piramide alimentare usa

Nuova piramide alimentare per i cittadini americani. Con lo slogan “Mangia cibo vero” l’amministrazione Trump detta le nuove linee guida sull’alimentazione, in vigore fino al prossimo 2030. 

Al bando cibi ultra-processati nella nuova piramide alimentare (che appare graficamente rovesciata), per favorire il consumo di proteine come carne, formaggi stagionati e latte intero. “Si tratta di un ritorno alle origini – ha spiegato durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo piano quinquennale il segretario alla Salute, Robert Kennedy Jr – Le famiglie americane devono dare priorità agli alimenti integrali e ricchi di nutrienti come proteine, latticini, verdure, frutta, grassi sani e cereali integrali, riducendo drasticamente gli alimenti altamente trasformati“. 

robert kennedy
Joshua Sukoff/shutterstock

Da qui l’idea di rovesciare la piramide alimentare, una scelta simbolica pensata per colpire nel profondo l’attenzione del consumatore e sottolineare la necessità di un cambiamento radicale. L’obiettivo è spingere gli americani ad abbandonare le cattive abitudini a tavola che, come mostrano le statistiche, sono associate a un costante aumento dell’obesità, anche infantile, insieme all’aumento di diabete e malattie croniche, che le precedenti linee guida nutrizionali non sono riuscite a contenere.

Stop al fast food e alla western diet, e via alla campagna che demonizza i cibi processati e ultra-processati come le merendine, i cibi in sacchetto e tutti quegli alimenti altamente lavorati carichi di carboidrati raffinati, zuccheri aggiunti, sodio in eccesso, grassi non salutari e additivi chimici.

Queste nuove linee guida porranno le basi per la costruzione dei menù serviti nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle basi militari e all’interno dei programmi di assistenza federale. Cerchiamo di capire più nel dettaglio in cosa consiste il cambiamento. 

La Piramide alimentare rovesciata: come leggerla

uova cucinate in diversi modi
Alexander Prokopenko/shutterstock

La piramide alimentare tradizionale, quella che molti di noi hanno studiato a scuola o sui libri di nutrizione, con alla base i cereali e ai gradini successivi frutta, verdura, proteine e grassi, viene oggi rovesciata. La versione proposta dal governo americano attuale la ribalta letteralmente: i gruppi alimentari più consigliati stanno in alto e quelli da consumare con moderazione si trovano in basso. Un cambiamento simbolico e sostanziale delle priorità alimentari. Ma cosa dovranno mangiare da oggi in poi gli americani? E qual è il cibo “reale e sano” secondo l’amministrazione Trump? 

In cima alla piramide — cioè tra gli alimenti da consumare più spesso — trovano spazio le proteine, soprattutto di origine animale: carne, pesce, uova e latticini interi diventano il fulcro del pasto quotidiano, considerati cibi “reali” perché ricchi di nutrienti e poco trasformati. A seguire compaiono i grassi definiti naturali, come olio d’oliva, burro, avocado, frutta secca e semi, rivalutati rispetto al passato e non più demonizzati. 

A questi si affianca un consumo regolare di verdure, in particolare quelle non amidacee (come spinaci, broccoli, lattuga, zucchine), insieme alla frutta, entrambe viste come elementi indispensabili per l’apporto di fibre, vitamine e micronutrienti. Scendendo verso la base (o per meglio dire il vertice inferiore), la piramide ridimensiona il ruolo dei cereali, privilegiando quelli integrali e invitando a limitarne le quantità rispetto a quanto indicato nelle linee guida precedenti. All’ultimo livello, quasi fuori dallo schema, finiscono invece zuccheri aggiunti, prodotti ultra-processati, snack industriali e bevande zuccherate, perché considerati alimenti da evitare il più possibile. 

Un ritorno a una dieta semplice, composta da pochi ingredienti riconoscibili, che punta più sulla densità nutrizionale che sul conteggio delle calorie. Eppure, questo cambio di paradigma continua a suscitare dubbi e perplessità tra gli esperti di nutrizione di tutto il mondo. Per capire meglio il perché ci siamo rivolti alla nostra specialista, la nutrizionista Federica Portuese, che da anni accompagna i lettori de Il Giornale del Cibo con articoli di approfondimento e consigli pratici sull’alimentazione.

Piramide mediterranea vs piramide americana: il parere dell’esperto 

dieta mediterranea
monticello/shutterstock

“La nuova piramide alimentare americana va letta prima di tutto come il prodotto di un contesto culturale molto diverso da quello europeo – ci spiega la nutrizionista Federica Portuese – Il primo limite evidente è che si tratta di uno schema che guarda solo agli alimenti, senza includere il concetto più ampio di stile di vita”. Un aspetto centrale, invece, nella piramide mediterranea elaborata dalla Società Italiana di Nutrizione Umana, dove accanto alle quantità per comporre un piatto bilanciato e alle frequenze, compaiono attività fisica, convivialità, sostenibilità ambientale e benessere complessivo. “È questo il senso profondo della dieta mediterranea: non un semplice elenco di alimenti, ma un modello culturale”, sottolinea Portuese. Un’impostazione che, nella versione americana, risulta più semplificata e focalizzata sugli alimenti in sé, con il rischio di trascurare la complessità del rapporto tra dieta, stile di vita, salute del pianeta e contesto culturale.

Anche lo slogan “Mangia cibo vero” presenta più di un’ambiguità. “La definizione di ‘cibo vero’, infatti, cambia profondamente a seconda della cultura alimentare di riferimento – precisa Portuese – Se in Italia il concetto rimanda a pane fresco, pasta, legumi, verdure di stagione e pesce appena pescato, e quindi a un’alimentazione che segue il ritmo naturale delle stagioni, negli Stati Uniti molti alimenti considerati real food sono in realtà già trasformati, precotti o confezionati. Dobbiamo tenere in considerazione anche che nel modello alimentare americano la stagionalità non rappresenta un criterio rilevante: i prodotti sono disponibili tutto l’anno, indipendentemente dalla stagione in cui ci si trova. Basta guardare l’immagine della piramide in cui i legumi compaiono in scatola, il tonno in lattina e la carne è già porzionata e confezionata. In questo contesto, parlare di freschezza diventa problematico, soprattutto in assenza di qualsiasi riferimento alla stagionalità degli alimenti”, chiosa la nutrizionista.

Uno dei cambiamenti più evidenti riguarda poi il ruolo dei cereali, fortemente ridotto rispetto al passato. O almeno questo è ciò che si evince dall’immagine. “Negli Stati Uniti il termine ‘cereali’ è spesso associato a prodotti ultra-processati come snack, merendine e cereali da colazione zuccherati – spiega Portuese – Ridurne il consumo ha senso in quel contesto, ma rischia di eliminare anche una fonte importante di energia e fibre, così come intesa nella tradizione mediterranea. Attenendosi al testo ufficiale diramato dal Governo la nuova piramide in realtà consiglia il consumo da 2 a 4 porzioni al giorno di cereali integrali. Eppure, nel disegno vengono raffigurati molto in basso e questo può essere fuorviante per chi non approfondisce”.

Proteine in pole position e grassi “naturali”

Ancora più critica è la centralità attribuita alle proteine. Le nuove linee guida statunitensi suggeriscono un apporto che può arrivare fino a 1,2–1,6 grammi per chilo di peso corporeo, contro gli 0,9 grammi raccomandati in Italia, e anche rispetto a quanto suggeriva il precedente modello americano. “Il problema non è solo la quantità – avverte l’esperta – ma l’assenza di una distinzione chiara tra proteine animali e vegetali e tra carni bianche e processate”. Anche il capitolo dei grassi “naturali” solleva perplessità. Olio d’oliva, burro e grassi animali vengono collocati sullo stesso piano, senza indicazioni qualitative. “Così si rischia di aumentare l’apporto di grassi saturi, soprattutto se le fonti proteiche provengono da carni lavorate o fast food”, precisa la nutrizionista.

La nuova piramide e l’impatto concreto sulla popolazione 

pesce con verdure
Tatjana Baibakova/shutterstock

Ma questa piramide è davvero adatta a tutta la popolazione americana? “La piramide non tiene conto delle differenze sociali ed economiche – ricorda la nutrizionista – Negli Stati Uniti l’accesso a cibi freschi e di qualità è spesso un lusso. Verdure, pesce, prodotti non trasformati costano molto. Il rischio è che queste linee guida finiscano per rafforzare cattive abitudini già diffuse invece di correggerle”. 

C’è anche un tema piuttosto delicato perché queste indicazioni influenzeranno mense scolastiche, ospedali e strutture pubbliche. “In questi contesti – sottolinea Portuese – non è possibile personalizzare l’alimentazione. Se le indicazioni di base non sono equilibrate, il rischio è che il problema diventi strutturale”. “Ridurre zuccheri e cibi ultra-processati è un obiettivo condivisibile – conclude – ma senza una visione d’insieme che tenga conto di cultura, qualità degli alimenti e stile di vita, capovolgere la piramide non basta a migliorare davvero la salute”.

Qual è, allora, il consiglio principale per chi si trova a confrontarsi con queste nuove linee guida? “Non prenderle come regole assolute e rivolgersi a un esperto. Queste sono linee guida generali, non prescrizioni personalizzate. Il messaggio corretto resta uno solo: mangiare cibi il meno possibile trasformati, variare, muoversi, rispettare i ritmi del corpo e della stagionalità. La dieta è uno stile di vita, un equilibrio quotidiano che va costruito con consapevolezza”.

E tu cosa ne pensi delle novità apportate dal governo americano sulla piramide alimentare? La carenza di attenzione alla sostenibilità e l’impatto ambientale di queste nuove linee guida statunitensi sono davvero fattori così trascurabili?

 

Immagine in evidenza di: Daniil Demin/shutterstock

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