Bernina®, la mela dell’Università di Bologna pensata per un’agricoltura più resiliente

Negli ultimi anni, l’agricoltura si trova a fare i conti con sfide sempre più complesse: da una parte, c’è la crisi climatica e l’aumento della pressione di patogeni e parassiti; dall’altra la necessità di ridurre l’impatto ambientale delle coltivazioni, senza però rinunciare alla qualità e all’importanza di garantire tutti i nutrienti. In questo scenario, una strada che si sta percorrendo è quella di riscoprire colture antiche altamente produttive, più resistenti alla siccità, e magari con radici profonde che aiutano a contrastare l’erosione del terreno. Un’altra, invece, è “frutto” della ricerca scientifica, che sta giocando un ruolo sempre più centrale nel disegnare il futuro dei campi, selezionando varietà capaci di adattarsi meglio agli stress climatici e alle malattie, garantendo al tempo stesso produttività, gusto e sostenibilità.
È in questo contesto che nasce Bernina®, la varietà di mela sviluppata dall’Alma Mater Università di Bologna e appena arrivata, per la prima volta, nei punti vendita della Valtellina. Un progetto che unisce ricerca accademica, territorio e filiera produttiva, con l’obiettivo di rispondere in modo concreto alle sfide dell’agricoltura contemporanea. Ne parliamo meglio con il professore e ricercatore dell’Alma Mater Stefano Tartarini che, insieme a Roberto Gregori e Silviero Sansavini, ha sviluppato il progetto.
Nuove varietà per un’agricoltura che cambia

Sviluppare colture più resilienti è diventata una priorità. La selezione di nuove varietà agricole è diventata infatti, negli ultimi anni, uno dei fronti strategici per affrontare le trasformazioni in atto nel sistema agroalimentare. La crisi climatica, con estati sempre più calde e periodi di siccità alternati a eventi meteorologici estremi, come le alluvioni, sta mettendo sotto pressione colture tradizionalmente consolidate in territori da sempre vocati all’agricoltura. In Italia, soprattutto, l’intera filiera sta pagando un conto salato: secondo il report Città Clima – Speciale Agricoltura di Legambiente, dal 2015 al 20 settembre 2024 si sono registrati 146 eventi meteo estremi che hanno causato ingenti danni all’agricoltura, pari al 7,4% del totale.
Allo stesso tempo, l’aumento della diffusione di patogeni e parassiti e la necessità di ridurre l’uso di fitofarmaci impongono un ripensamento delle pratiche agricole. In questo scenario, la genetica applicata e il miglioramento varietale possono offrire strumenti concreti per sviluppare colture più resilienti, capaci di mantenere buone rese e qualità elevate anche in condizioni ambientali meno favorevoli.
In tutto il mondo, questo approccio si traduce in numerosi progetti di ricerca che coinvolgono università, centri sperimentali e territori, e questo accade anche in Italia. L’obiettivo non è solo rispondere alle esigenze del mercato, ma costruire filiere più sostenibili, in grado di coniugare tutela dell’ambiente, redditività per i produttori e qualità per i consumatori. Vi abbiamo già raccontato come l’Università di Bologna abbia, ad esempio, sviluppato nuove varietà di pere, uno dei simboli tra l’altro degli effetti della crisi climatica in Italia, con crolli produttivi enormi che stanno mettendo in difficoltà un intero settore.
Una mela nuova, pensata per il territorio

Ha il nome di una montagna, e tutte le caratteristiche di una mela montana. Bernina® si presenta con una buccia rosa-rosso brillante, una polpa croccante e succosa, e un sapore equilibrato, fresco e dolce-acidulo. Ma dietro le sue caratteristiche sensoriali c’è un lavoro di ricerca lungo e strutturato. Come spiega il Professore Tartarini, “Il progetto Bernina è nato oltre vent’anni fa, quando abbiamo deciso di fare un incrocio fra due varietà di melo che presentavano caratteristiche che ci interessavano e che volevamo riunire in un unico individuo”.
La varietà, identificata come MD03UNIBO*, è stata ottenuta presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Alma Mater Università di Bologna incrociando Primiera® e Cripps Pink*.
“Quando abbiamo selezionato Bernina, lo abbiamo fatto nei nostri campi sperimentali della Pianura Padana, che non sono particolarmente adatti alla coltivazione del melo, soprattutto per la colorazione del frutto. Con l’innalzamento delle temperature degli ultimi anni, questa difficoltà si è accentuata, e per questo abbiamo deciso di avviare sperimentazioni in altri areali climatici, tra cui la Valtellina, che quindi ha avuto in anteprima questa selezione per valutarla dal punto di vista della produttività e della qualità” prosegue Tartarini. “Dopo anni di valutazione in questo ambiente climatico, la Fondazione Fojanini di Sondrio ha intravisto in questa nuova varietà una varietà di mele che potesse servire a valorizzare la produzione melicola valtellinese”.
Dopo la selezione, quindi, nel 2020 Bernina® è stata scelta dalla Fondazione Fojanini , che – in sinergia con l’Università di Bologna, ERSAF Lombardia e con il sostegno di Regione Lombardia – ha curato la sperimentazione in campo e la valutazione agronomica ed economica. L’obiettivo era chiaro: creare una filiera produttiva locale, capace di valorizzare al meglio le potenzialità della nuova varietà.
Qualità, conservabilità e sostenibilità

Dal punto di vista della coltivazione, Bernina® si è distinta per una buona resa produttiva e per l’eccellente capacità di mantenere le proprie caratteristiche anche dopo la raccolta, un aspetto importante lungo tutta la filiera, in particolar modo per abbattere il più possibile gli sprechi. Oltre a queste caratteristiche e profilo sensoriale, c’è anche l’impostazione con cui la varietà è stata pensata: la mela mostra infatti una maggiore tolleranza ad alcune malattie e avversità tipiche del melo.
Come spiega Tartarini, “L’obiettivo principale era riunire le caratteristiche qualitative del frutto, quindi la bontà dal punto di vista organolettico, con la resistenza a una malattia fungina del melo, la ticchiolatura, e a un insetto come l’afide grigio, che può compromettere gravemente la commerciabilità dei frutti”.
Questo apre la strada a sistemi di coltivazione meno dipendenti dai trattamenti chimici e, di conseguenza, più rispettosi dell’ambiente e anche della salute dei lavoratori sul campo e dei consumatori finali dopo. “Ad esempio, contro la ticchiolatura, in un meleto tradizionale si fanno normalmente dai 20 ai 25 trattamenti all’anno, in una stagione che va all’incirca da aprile a ottobre. Con Bernina, secondo le prime valutazioni, si può scendere ben al di sotto dei dieci, arrivando anche a 4-6 interventi mirati in una stagione”, comunque necessari per eliminare i patogeni secondari. Come ci tiene a sottolineare Tartarini, questo si traduce in un netta riduzione dei costi di produzione dovuta al minor numero di trattamenti fitosanitari, nonché ovviamente un impatto ambientale ridotto e anche un vantaggio dal punto di vista della salubrità del prodotto.
In un contesto agricolo sempre più chiamato a ridurre l’impatto ambientale, questo tipo di approccio contribuisce a rispondere alle aspettative di consumatori sempre più attenti alla sostenibilità – e alla salute – delle produzioni.
Perché proprio la Valtellina?

Se dici “mela”, pensi subito alla Valtellina, dove la coltivazione del melo ha origini antichissime.
Non è un caso, dunque, che Bernina® debutti proprio qui, dove la mela esprime il suo massimo potenziale, grazie alle condizioni pedo-climatiche tipiche di questo territorio pedemontano, che favoriscono una colorazione intensa, un’elevata qualità del frutto e buone rese produttive.
“È una varietà importante per tutta la filiera della melicoltura in Valtellina, ce lo confermano i produttori che, con il nostro supporto costante e attento, hanno partecipato al progetto sin dalla fase iniziale” sottolinea Fernando Baruffi, Presidente della Fondazione Fojanini. La presenza di Bernina® nei primi punti vendita locali segna l’avvio di un progetto di più ampio respiro, che prevede la produzione in esclusiva in Valtellina e un piano di sviluppo dedicato al sostegno della filiera melicoltura valtellinese, che oggi sta attraversando una fase critica, con una generale contrazione delle produzione coerente con la riduzione delle superfici coltivate.
In quest’ottica, l’iniziativa punta a favorire l’aggregazione tra le aziende agricole, promuovendo una produzione qualitativamente alta e contribuendo al rilancio di un settore oggi in difficoltà. A questo proposito, conclude Tartarini, “Negli ultimi anni c’è una maggiore sensibilità verso la riduzione degli interventi chimici in agricoltura, e questo – insieme ai cambiamenti dei gusti dei consumatori – ha reso le varietà resistenti più interessanti anche dal punto di vista commerciale”.
Bernina® allora punta a essere non solo una nuova mela – e anche il “frutto” delle Olimpiadi invernali 2026 – ma il risultato di una visione che guarda al futuro delle colture: più adattabili ai cambiamenti climatici, più attente all’ambiente e più vicine ai territori in cui nascono.
Fonti:
- Stati Generali della Montagna della Provincia di Sondrio
- melabernina.it
Immagine in evidenza di: Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
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