Accordo Ue-Mercosur: perché può essere vantaggioso e cosa aspettarsi dopo il rinvio alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea

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L’accordo tra Ue e Mercosur (Mercato comune del Sudamerica) è uno degli obiettivi commerciali principali, e dalla gestazione più lunga, sui quali l’Unione si impegna. Notizia dei giorni scorsi, però, è il rinvio del Parlamento europeo alla Corte di Giustizia, che rallenterà di mesi, se non di anni, la definitiva ratifica. Ma cosa prevede e perché può rappresentare una svolta importante per le esportazioni italiane? È perché proprio in ambito agro-alimentare restano i principali dubbi? Il nostro approfondimento, con le considerazioni del professor Paolo De Castro, già Ministro e Parlamentare europeo e oggi presidente di Nomisma (società di ricerca economica e consulenza).

Accordo Ue-Mercosur, la ratifica si arena e i tempi si allungano

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Dieci voti di scarto sono bastati per congelare uno dei dossier commerciali più ambiziosi dell’Unione Europea. Mercoledì 21 gennaio, infatti, con 334 voti a favore, 324 contrari e 11 astensioni, il Parlamento europeo ha deciso di rinviare l’accordo Ue-Mercosur alla Corte di Giustizia dell’Unione, sospendendo di fatto il percorso di ratifica e aprendo una fase di stallo destinata a durare mesi. La decisione, assunta dalla seduta plenaria riunita a Strasburgo, ha l’obiettivo di verificare la conformità dell’intesa con i Trattati europei, in particolare per quanto riguarda la base giuridica dei due testi che la compongono, ovvero l’accordo di partenariato e quello commerciale provvisorio. Al di là del contenuto tecnico di questo passaggio, si tratta a tutti gli effetti di una scelta politica, in un momento di forte tensione tra istituzioni europee, governi nazionali e mondo agricolo.

Il Mercosur, costituito nel 1991 con un’intesa tra Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay e ormai sesta economia globale, rappresenta un mercato importante, peraltro con forti legami con l’Italia, storici e identitari, per una popolazione complessiva di circa 280 milioni di persone. Anche la Bolivia, che da poco ha terminato la procedura di adesione, si appresta ad aggiungersi.
L’accordo in questione è stato preceduto da un iter lunghissimo, negoziato per oltre vent’anni, fino a essere chiuso politicamente nel dicembre 2024. Un grande impegno politico e diplomatico, che mira alla creazione della più grande area di libero scambio al mondo, forte di oltre 700 milioni di persone sulle due sponde dell’Atlantico.

L’accordo Ue-Mercosur conviene, ma l’agro-alimentare resta un dossier delicato

tagliere di salumi e formaggi
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Se l’accordo supererà il vaglio della Corte europea, l’economia dell’Ue potrà beneficiare di alcuni fondamentali contenuti del patto. L’area Mercosur liberalizzerà progressivamente fino al 90% delle importazioni di beni industriali prodotti nell’Unione e oltre il 90% dei prodotti agricoli, abbattendo dazi oggi molto elevati. In cambio, l’Ue ridurrà le proprie tariffe sulle esportazioni agricole sudamericane.

Secondo la Commissione europea, l’intesa consentirebbe alle imprese dell’Ue di risparmiare circa 4 miliardi di euro l’anno in dazi e favorirebbe la semplificazione delle procedure doganali, l’accesso agli appalti pubblici del Mercosur e canali preferenziali per alcune produzioni critiche (macchinari e apparecchiature industriali, settore automotive e componentistica, prodotti chimici e farmaceutici, tecnologie per la transizione verde, prodotti agroalimentari d’eccellenza). Un accordo che Bruxelles considera strategico anche sul piano geopolitico, in un contesto globale segnato da tensioni, nuove barriere e da una crescente frammentazione commerciale.

Per Paolo De Castro, presidente di Nomisma, “L’accordo di libero scambio con i paesi del Mercosur indubbiamente rappresenta una grande opportunità, consentendo la creazione di una delle aree di mercato più vaste al mondo, rafforzando il ruolo economico e geopolitico dell’Europa in una fase storica segnata da instabilità e competizione globale sempre più aspra”. Come vedremo, però, nello specifico è proprio il settore agro-alimentare a determinare alcune delle criticità principali. Nei nostri approfondimenti ci siamo già occupati di italian sounding nei mercati americani, un fenomeno che danneggia la Dop economy.

Accordo Ue-Mercosur rinviato: motivi e reazioni

trattore davanti alla sede del parlamento europeo
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A bloccare il percorso dell’accordo, sono stati i dettagli tecnici ma anche le resistenze politiche, e l’agricoltura è diventata la linea di frattura principale. Le proteste degli agricoltori, particolarmente forti in Francia, hanno trovato eco nell’Eurocamera: Parigi, insieme a Polonia, Irlanda, Austria e Ungheria, aveva già votato contro l’intesa in sede di Consiglio, mentre altri Stati membri avevano concesso il via libera a maggioranza qualificata. La risoluzione che ha portato al rinvio alla Corte è stata presentata da eurodeputati della Sinistra, dei Verdi e di Renew Europe, ma ha raccolto consensi trasversali, segno di un disagio che attraversa gli schieramenti e spesso segue linee nazionali più che ideologiche. I principali gruppi – Popolari, Socialisti e Liberali – si sono spaccati, così come le delegazioni italiane di maggioranza e opposizione. Non è invece passata una seconda risoluzione analoga presentata dal gruppo dei Patrioti, a conferma della volontà dell’Aula di mantenere la partita sul terreno giuridico.

La Commissione europea ha reagito con evidente irritazione e il commissario al Commercio Šefčovič ha espresso “rammarico”, sottolineando che gli esportatori europei hanno bisogno di “certezza e prevedibilità”. Le questioni sollevate dal Parlamento, infatti, “non sono nuove” e sono già state affrontate in precedenti accordi. Bruxelles ha ribadito di essere convinta della solidità giuridica dell’intesa e non esclude una mossa politicamente sensibile, perché si pensa all’applicazione provvisoria della parte commerciale, possibile anche prima del giudizio della Corte, se sostenuta da Consiglio e Parlamento. Una situazione di questo tenore ha già riguardato il Ceta, l’accordo tra Ue e Canada, ancora in vigore in via provvisoria in quanto ratificato solo da 17 su 27 Stati membri.

In bilico tra equilibri giuridici e politici

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L’accordo Ue-Mercosur al momento, quindi, è bloccato sul piano politico, con differenti visioni che attraversano l’Unione. Una parte delle forze europee, in particolare il Partito popolare europeo e alcuni leader nazionali come il cancelliere tedesco Friedrich Merz, chiede di andare avanti comunque, avviando subito l’applicazione dell’accordo commerciale. Secondo questa linea, il rinvio deciso dal Parlamento è un errore e non tiene conto delle attuali tensioni geopolitiche e della necessità per l’Unione di rafforzare le proprie alleanze economiche. I Socialisti, invece, pur accettando l’esito del voto parlamentare, ammettono che dal punto di vista istituzionale la Commissione europea e il Consiglio hanno ancora la possibilità di far partire l’accordo in via provvisoria. Nel frattempo, la questione Mercosur è passata al Consiglio europeo, mentre il Parlamento dovrà aspettare la decisione della Corte di Giustizia, prima di potersi pronunciare in modo definitivo. I tempi, quindi, si allungano, mostrando anche in questa partita le difficoltà dell’Unione europea di oggi. Da un lato, la volontà di aprire nuovi mercati senza danneggiare le produzioni comunitarie, rafforzando il proprio ruolo globale, dall’altro le resistenze interne e le divisioni politiche. In questo contesto, anche le regole giuridiche possono diventare uno strumento di scontro, e un grande accordo come questo mette alla prova la capacità dell’Europa di restare unita.

Cosa distingue l’agricoltura europea da quella sudamericana e il rischio di distorsione della concorrenza

campi agricoli
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Paolo De Castro ha sottolineato anche le differenze tra il contesto europeo e quello degli Stati del Mercosur, che hanno contribuito al rinvio. “Per il settore agricolo e agroindustriale, sono diverse le criticità espresse da diversi Paesi. Il vulnus principale sta nella profonda asimmetria regolatoria tra l’Unione europea e i Paesi extraeuropei, in particolare quelli dell’America Latina. Negli ultimi vent’anni, infatti, l’agricoltura europea ha visto una profonda trasformazione, con l’introduzione di standard qualitativi elevatissimi, una drastica riduzione dell’uso di fitofarmaci, la limitazione quasi totale degli antibiotici in molti settori, il divieto assoluto all’uso degli ormoni della crescita negli allevamenti e norme severe sul benessere animale. Un insieme di regole che ha reso i prodotti europei più sicuri e sostenibili, ma anche più costosi da produrre”.

“Il problema – aggiunge De Castro – nasce quando un mercato regolato in modo stringente, come quello Comunitario, si apre a prodotti che non rispettano gli stessi criteri. In molti Paesi partner, infatti, queste norme non sono in vigore o non vengono applicate con la stessa severità. Il rischio è quello di una distorsione della concorrenza: in un contesto in cui l’Europa chiede ai propri agricoltori sacrifici crescenti in nome della qualità e della sostenibilità, potrebbe essere consentito l’ingresso di merci più economiche proprio perché prodotte con standard inferiori. Non a caso, la fase finale del negoziato si è concentrata sul rafforzamento delle garanzie per il settore agricolo, ad esempio con l’abbassamento della soglia della clausola di salvaguardia. Altro punto cruciale è rappresentato dal rafforzamento dei controlli alle frontiere, che dovrebbe evitare l’ingresso nel mercato unico a tutti quei prodotti che non rispettano gli standard Ue: l’impegno ad aumentare verifiche e tracciabilità diventa quindi determinante”.

Sostenere di più le produzioni europee

Accanto a queste misure, conclude De Castro, “Sicuramente fondamentale è l’intervento della Commissione europea sul piano finanziario, con risorse aggiuntive a sostegno del settore agricolo comunitario. Se da un lato l’accordo con il Mercosur ha una portata storica, dall’altro per tutelare gli agricoltori europei è essenziale garantire una concorrenza leale. Per questo la vera partita si giocherà nella fase di attuazione, perché solo un controllo rigoroso alle frontiere, l’applicazione effettiva delle clausole di salvaguardia e la pretesa di standard equivalenti saranno infatti in grado di garantire che l’apertura dei mercati non si traduca in un danno irreversibile per chi produce secondo le nostre stringenti regole”.

Al momento, perciò, il più grande accordo di libero scambio mai negoziato dall’Ue resta sospeso. In attesa della Corte e di una sintesi politica che l’Europa fatica a trovare, nell’ottica di un’espansione commerciale che, se ben impostata, avvantaggerebbe imprese e cittadini.

 

Immagine in evidenza di: Beto Gomez/shutterstock

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