Packaging alimentare: cosa cambia con il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR)

Nel settore alimentare il packaging è uno strumento chiave che ricopre più funzioni: protezione, conservazione e informazione, ma anche logistica e promozione. Negli ultimi anni, tuttavia, gli imballaggi sono diventati anche uno dei fronti più delicati della transizione ecologica europea.
Secondo i dati della Eurostat, i rifiuti da imballaggio nell’Unione Europea sono cresciuti in modo costante, raggiungendo livelli che mettono sotto pressione sistemi di raccolta e riciclo. Gli imballaggi rappresentano inoltre una quota significativa dell’uso di materiali: circa il 40% della plastica e il 50% della carta impiegate nell’UE, secondo quanto riporta la Commissione Europea, sono destinate proprio al packaging, con un impatto rilevante anche sul totale dei rifiuti urbani.
In questo contesto si inserisce il nuovo Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), adottato definitivamente dal Consiglio dell’Unione Europea nel dicembre 2024 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’UE nel gennaio 2025. A differenza della precedente Direttiva 94/62/CE, il PPWR è un regolamento: questo significa che sarà direttamente applicabile in tutti gli Stati membri, con l’obiettivo di armonizzare le regole e ridurre le differenze normative nazionali.
Le nuove disposizioni entreranno pienamente in applicazione dal 12 agosto 2026 e, per il settore agroalimentare, si tratta di una scadenza che segna l’inizio di una fase di adeguamento strutturale: dalla progettazione degli imballaggi alla gestione del fine vita, fino alla revisione di modelli di consumo e distribuzione. Scopriamo insieme cosa cambia e come la transizione ecologica passerà anche attraverso il packaging.
Perché l’Unione Europea interviene ora sugli imballaggi?

Il nuovo regolamento nasce nel quadro del Green Deal europeo e dalle principali stratecie che lo accompagnano, dalla Strategia Farm to Fork al Circular Economy Action Plan, che individuano negli imballaggi uno dei settori prioritari per ridurre l’uso di risorse e la produzione di rifiuti. La Commissione Europea ha evidenziato come, negli ultimi anni, la quantità di rifiuti da imballaggio pro capite sia aumentata più rapidamente rispetto alla crescita economica, segnalando l’insufficienza delle misure precedenti. Per rispondere a questa tendenza, il PPWR introduce per la prima volta obiettivi vincolanti di riduzione dei rifiuti da imballaggio pro capite rispetto ai livelli del 2018:
- -5% entro il 2030;
- -10% entro il 2035;
- -15% entro il 2040.
Si tratta di una scelta che sposta l’attenzione dalla sola gestione del rifiuto alla prevenzione, cioè alla riduzione a monte della quantità di imballaggi immessi sul mercato. Non solo più riciclo, quindi, ma meno imballaggi in assoluto.
Un altro elemento centrale è l’esigenza di armonizzare il mercato unico europeo. Negli ultimi anni diversi Stati membri avevano introdotto regole nazionali differenti, per esempio su riuso, etichettatura o materiali, generando un quadro frammentato per le imprese che operano in più Paesi. Con il passaggio da direttiva a regolamento, l’Unione mira a garantire maggiore uniformità e certezza giuridica.
Per il settore alimentare, questo intervento arriva in un momento cruciale. La pressione verso imballaggi più sostenibili si intreccia infatti con altre priorità: sicurezza alimentare, riduzione dello spreco, accessibilità economica e innovazione tecnologica. Il PPWR si inserisce proprio in questo equilibrio complesso, cercando di ridefinire le regole del gioco senza compromettere le funzioni essenziali che il packaging svolge nella filiera del cibo.
Una nuova normativa sul packaging alimentare: cosa cambia con il PPWR?

Con il Regolamento (UE) 2025/40 l’Unione Europea interviene in modo strutturale lungo l’intero ciclo di vita degli imballaggi: dalla progettazione alla composizione dei materiali, fino alla gestione del fine vita. Per il settore alimentare, dove il packaging è strettamente connesso a sicurezza, conservazione e logistica, le novità introdotte dal PPWR incidono su più livelli.
Uno dei principi cardine è che tutti gli imballaggi immessi sul mercato dell’UE dovranno essere riciclabili entro il 2030. La normativa prevede criteri armonizzati a livello europeo per valutare se un imballaggio sia effettivamente progettato per essere riciclato. Dal 2035, inoltre, la riciclabilità dovrà essere dimostrata “su scala”, cioè attraverso filiere industriali operative e funzionanti.
Accanto a questo, il regolamento introduce obblighi di contenuto minimo di plastica riciclata per determinate categorie di imballaggi in plastica, con percentuali differenziate e scadenze progressive. Per il comparto alimentare il tema è particolarmente delicato, poiché riguarda materiali a contatto con gli alimenti e richiede il rispetto della normativa europea sulla sicurezza alimentare e sui materiali food contact.
Un ulteriore capitolo riguarda la riduzione e la razionalizzazione degli imballaggi monouso. Il PPWR prevede restrizioni per alcune tipologie considerate evitabili, in particolare in ambiti come il consumo fuori casa o determinate confezioni monodose. L’obiettivo dichiarato è limitare gli imballaggi superflui, favorendo soluzioni riutilizzabili o sistemi alternativi laddove tecnicamente e igienicamente sostenibili, come per esempio sul tema delle stoviglie biodegradabili oppure le alternative alle cannucce di plastica.
In questa direzione si inserisce anche la spinta verso il riuso e il refill. Il regolamento incoraggia modelli basati su contenitori riutilizzabili, anche nel settore della ristorazione e del takeaway, e rafforza l’impianto dei sistemi di deposito cauzionale per contenitori per bevande in plastica e metallo, con l’obiettivo di aumentare significativamente i tassi di raccolta differenziata.
Non meno rilevante è il capitolo dedicato alla sicurezza dei materiali. Il PPWR introduce restrizioni relative alla presenza di determinate sostanze chimiche negli imballaggi, inclusi i PFAS negli imballaggi a contatto con alimenti oltre specifiche soglie. Un passaggio che lega in modo esplicito la transizione ambientale alla tutela della salute pubblica.
Nel complesso, il nuovo regolamento non si limita a rafforzare gli obiettivi di riciclo già esistenti, ma ridisegna l’impianto normativo europeo sul packaging. Per le imprese del settore alimentare questo significa ripensare strategie di approvvigionamento, progettazione e comunicazione; per i consumatori, potrebbe tradursi in cambiamenti visibili nei formati, nei materiali e nelle modalità di restituzione degli imballaggi.
Packaging alimentare: cinque nodi chiave della transizione

Se il quadro generale del PPWR definisce obiettivi e scadenze, è nei singoli ambiti di intervento che si misura l’impatto concreto sul settore alimentare. Il regolamento agisce infatti su cinque direttrici principali, che incidono direttamente sulla progettazione, sulla produzione e sulla gestione degli imballaggi.
Prevenzione: meno imballaggi e meno rifiuti
La prima leva è la prevenzione. Oltre agli obiettivi vincolanti di riduzione dei rifiuti da imballaggio pro capite entro il 2030, 2035 e 2040, il regolamento introduce l’obbligo di minimizzare peso e volume degli imballaggi, evitando soluzioni non necessarie rispetto alla funzione svolta.
Per il comparto alimentare questo può tradursi in una revisione di alcune pratiche consolidate: sovrimballaggi, confezioni multiple, packaging secondari pensati più per esigenze promozionali che funzionali. La norma interviene quindi a monte, nella fase di progettazione, chiedendo alle imprese di dimostrare che l’imballaggio sia proporzionato e giustificato.
Design for recycling: progettare per essere riciclati davvero
Dal 2030 tutti gli imballaggi dovranno essere progettati per essere riciclabili secondo criteri europei. Non sarà sufficiente che un materiale sia teoricamente riciclabile: dovrà rispettare parametri tecnici definiti e misurabili.
Dal 2035, inoltre, la riciclabilità dovrà essere dimostrata “su scala”, ossia attraverso filiere effettivamente operative nell’Unione Europea. Questo passaggio è particolarmente rilevante per il packaging alimentare, dove sono diffusi materiali multistrato o compositi, difficili da separare nei processi di riciclo ma spesso necessari per garantire conservazione e sicurezza. La sfida, quindi, sarà conciliare performance tecniche e circolarità.
Packaging e riciclo: il contenuto minimo di plastica riciclata
Il PPWR introduce obblighi di contenuto minimo di plastica riciclata per alcune categorie di imballaggi in plastica, con percentuali differenziate e scadenze progressive.
Nel settore alimentare il tema è complesso: l’utilizzo di plastica riciclata è subordinato al rispetto della normativa europea sui materiali a contatto con alimenti, che impone standard stringenti di sicurezza. La disponibilità di materia prima seconda idonea, in quantità sufficiente e a costi competitivi, rappresenta uno dei nodi più discussi anche dalle associazioni di categoria. Il regolamento, in questo senso, punta a stimolare lo sviluppo del mercato del riciclato, ma l’equilibrio tra sostenibilità ambientale, sicurezza e competitività resta un elemento cruciale.
Riuso e refill: verso modelli più circolari
Accanto al riciclo, il PPWR rafforza il capitolo del riuso. Il regolamento prevede obiettivi e condizioni per favorire sistemi basati su imballaggi riutilizzabili, anche nel settore della ristorazione e del takeaway, e incoraggia la possibilità per i consumatori di utilizzare contenitori propri, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie. Un’impostazione che richiama, seppur indirettamente, quanto già avvenuto con l’introduzione del costo per i sacchetti biodegradabili per frutta e verdura nei supermercati. Un ruolo centrale è attribuito anche ai sistemi di deposito cauzionale per bottiglie in plastica e contenitori in metallo, così come al più ampio sistema del cibo sfuso, con l’obiettivo di raggiungere tassi di raccolta elevati e uniformi nei diversi Stati membri.
Il punto di vista delle filiere e delle associazioni di categoria

L’adozione del PPWR è stata accompagnata da un intenso confronto tra istituzioni europee, industria del packaging, imprese alimentari e organizzazioni ambientali. Da un lato, associazioni come EUROPEN, che rappresenta il settore del packaging a livello europeo, hanno pubblicato una Survival Guide dedicata al nuovo Regolamento PPWR, evidenziando come la transizione normativa rappresenti un “momento storico” per l’evoluzione della filiera e richieda un forte impegno in termini di innovazione nella progettazione e armonizzazione delle regole applicative su scala UE. Dall’altro, durante l’iter legislativo, FoodDrinkEurope, che rappresenta l’industria alimentare e delle bevande a livello europeo, ha pubblicato un position paper con una serie di raccomandazioni sul PPWR, sottolineando la necessità di garantire coerenza tra obiettivi ambientali, sicurezza alimentare e disponibilità di materiali riciclati idonei al contatto con gli alimenti.
In Italia, CONAI, il consorzio nazionale degli imballaggi, ha avviato un percorso di accompagnamento alle imprese attraverso la pubblicazione di un vademecum dedicato al PPWR, con indicazioni operative sui requisiti di progettazione, prevenzione e adeguamento alle nuove disposizioni europee. L’obiettivo è supportare le aziende nella fase di transizione, in vista dell’applicazione piena del regolamento dal 2026.
Il confronto resta aperto: se da una parte il regolamento viene letto come un passo decisivo verso un’economia più circolare, dall’altra emergono interrogativi sulla fattibilità tecnica di alcune misure e sull’impatto economico lungo la filiera agroalimentare.
Il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio rappresenta quindi uno dei tasselli più rilevanti della strategia europea per la transizione verso un’economia circolare. Con obiettivi vincolanti di riduzione, criteri armonizzati di riciclabilità, obblighi di contenuto riciclato e nuove attenzioni alla sicurezza dei materiali, il PPWR interviene in modo trasversale su un settore che, nel comparto alimentare, è tutt’altro che marginale. Il percorso attuativo, entrato nel vivo nel 2026, èquindi decisivo. Molto dipende dagli atti delegati, dalle linee guida applicative e dalla capacità dei diversi attori di collaborare lungo la filiera.
In questo scenario, il packaging smette di essere un elemento accessorio e diventa un indicatore della trasformazione in atto: un punto di equilibrio tra tutela dell’ambiente, sicurezza del cibo e innovazione industriale. La sfida del PPWR non riguarda soltanto la gestione dei rifiuti, ma il modo in cui produciamo, distribuiamo e consumiamo alimenti in Europa.
Immagine in evidenza di: Deemerwha studio/shutterstock
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