Verso una sostenibilità senza rinunce: l’obiettivo di Impact Food, prima steakhouse sostenibile in Italia

     

    La strada verso la sostenibilità passa anche attraverso l’innovazione di ciò che mangiamo, senza però rinunciare al piacere. Di questo sono convinti Alessandro Thellung de Courtelary, Giuditta Di Cosimo e Federica Testa, co-founder di Impact Food, un locale davvero unico nel suo genere non solo a Roma ma in tutta Italia. Perché si tratta di un fast food e steakhouse ma… sostenibile. In che senso? Scorrendo i menù pranzo e cena vedrete gli stessi prodotti che potreste trovare in qualunque altro locale simile, dai nuggets ai burger, dai nachos con salsa cheddar alle bowl con pollo o pesce, fino al panino con il pulled (s)pork e all’immancabile tagliata. La differenza sta nel fatto che in nessun caso si tratta di prodotti di origine animale ma solo vegetale, e in alcuni casi perfino stampati in 3D.

    “Da Impact, nessuno di noi ti dirà che il sapore della carne o di un formaggio non è buono. Partiamo proprio da questo concetto. Non bisogna rinunciare a un piacere finché possiamo cercare di evolverlo evolvendo il processo che serve per produrlo e facendo sì che abbia un impatto minore. Ad esempio, mangiare un burger che proviene da una pianta o da una parte animale a noi consumatori finali, finché l’esperienza gustativa è la stessa, cosa cambia?” racconta proprio Alessandro, che abbiamo intervistato per farci raccontare cosa c’è dietro Impact Food.

    Impact Food, levoluzione nel mangiare

    “Ispirare le persone a una consapevolezza che rivoluzioni il modo di consumare senza rinunciare alle abitudini e ai piaceri”. Questo si legge sulla pagina Instagram di Impact Food, ed esprime bene quello che Alessandro, Giuditta e Federica cercano di fare.

    © Impact Food

    Prima con Impact Corp, start up e progetto più ampio che ha portato poi alla creazione di Impact Food. “Abbiamo sentito la necessità di andare a ricercare una sostenibilità che però non per forza richiedesse di sacrificare qualcosa. E quello che abbiamo cercato di fare, partendo da Impact Corp, è anche il nostro valore differenziante: ‘sostenibilità senza rinuncesignifica evolvere un processo per avere uno stesso prodotto o servizio” spiega Alessandro. “Siamo tre persone giovani, abbiamo voglia di sopravvivere su questo Pianeta nel modo migliore possibile, e per questo è necessario un progresso del nostro stile di vita”.

    Negli ultimi anni, hanno compreso che c’è sì una forte richiesta nel voler ritrovare la sostenibilità in tutto ciò che facciamo, ma allo stesso tempo nel nome di questo valore si finisce per eliminare dalla propria vita tutta una serie di prodotti o servizi perché non coerenti con questo stile di vita. “Non è che per la sostenibilità dobbiamo per forza rinunciare a tutto” continua Alessandro. Questo è stato il punto di partenza: “abbiamo avuto una folgorazione: abbiamo notato che in più settori ci sono tecnologie che ad oggi sono poco sfruttate e che invece avrebbero grandissime potenzialità, permettendoci di rendere alcuni processi più sostenibili”.

    Facciamo un esempio. “Prendiamo l’energia elettrica che utilizziamo per produrre la luce che illumina le nostre case. Che provenga da una centrale a carbone, da un pannello fotovoltaico o da una centrale eolica, a noi non cambia assolutamente niente nell’esperienza del servizio e nella fruibilità che ne deriva. Ciò che cambia, però, e anche drasticamente, è l’impatto che deriva dalla produzione di questa energia” spiega. Questo concetto può essere applicato anche nel settore del food, che come sappiamo è uno di quelli con l’impatto ambientale più alto a livello di sfruttamento delle risorse come acqua e suolo, ma non solo. “Quello che facciamo, quindi, è andare a evolvere il processo produttivo di tutti quei cibi che non sono sostenibili, prendendo in particolare il settore zootecnico”.

    Fast food e steakhouse sostenibili, la scelta di Impact Food

    Per produrre un hamburger di 100 g di carne di manzo servono 1.540 litri d’acqua, mentre con uno vegetale il risparmio è del 99%. Da questo principio è partito Impact Food, locale romano che, a pranzo, ricorda molto un fast food: attraverso un tablet si possono ordinare nuggets, onion rings, vari menù burger con Beyond Burger e Redefine Burger con diverse pezzature, cheddar Violife, pollo Heura, bowl con filetti di “pesce” vegetale e ovviamente dolci. La sera, invece, il locale si trasforma, si aggiunge il servizio al tavolo e il menù si amplia, aggiungendo piatti special tra cui la tagliata di Redefine Meat che viene stampata in 3D.

    © Impact Food

    “Le persone che entrano da Impact Food non si accorgono nemmeno della differenza. Quindi, il fatto di mangiare qualcosa che è a base vegetale non è più una rinuncia” spiega Alessandro, che continua: “e il punto è proprio questo: tu vai in un locale vegano, mangi un burger di melanzane, magari pure buonissimo. Però, se non sei vegano, il giorno dopo ti sentirai meno in colpa a mangiare un piatto a base di carne perché il giorno prima non l’hai mangiata. Di fatto, hai semplicemente invertito due pasti senza apportare nessun reale beneficio all’ambiente. Invece, la domanda che noi ci siamo posti è: il giorno dopo essere stato da Impact Food, cosa potrà dire il nostro cliente, che ha mangiato carne o che ha mangiato qualcosa a base vegetale? E quello che per fortuna accade è che il nostro cliente sente di aver soddisfatto quel bisogno – e il piacere – di mangiare carne”.

    La tecnologia al servizio della sostenibilità

    Proprio per inseguire questa “sostenibilità senza rinunce”, la tecnologia diventa un potente alleato ed entra in campo per offrire prodotti altamente innovativi, come la tagliata stampata in 3D, l’unica presente in Italia. È realizzata da Redefine Meat, azienda israeliana pioniera dei prodotti vegetali simili alla carne e che all’estero sta già attirando l’attenzione di chef e persone del settore. Come spiega Alessandro, si tratta di “un prodotto che è diverso da tutti gli altri, perché l’azienda è riuscita a ricreare quella che è una texture che su tutti gli altri prodotti era impossibile ricreare. Ad esempio, per quanto riguarda i burger: che siano di origine animale o vegetale, quello che accade è che si mettono insieme ingredienti macinati, si forma una pallina e la si schiaccia. Invece, per realizzare la tagliata, la stampante mette prima insieme gli ingredienti in un contenitore, poi tramite ugelli fa fuoriuscire il composto, stratificandolo e alternando fibre di grasso e magro”. In questo modo, si va ricreare la fibra muscolare caratteristica della carne, dando al morso la sensazione di stare mangiando proprio un filetto.

    © Impact Food

    Ma cosa c’è dentro una tagliata stampata in 3D?

    • Grassi delle piante che replicano il grasso del manzo.
    • Ingredienti vegetali (legumi e cereali) che ricreano la struttura muscolare della carne.
    • Oli vegetali, aromi, coloranti ed estratti naturali che riproducono la succosità della carne.

    Il risultato è un prodotto che si presenta, per aspetto, gusto e consistenza, molto simile a un prodotto di origine animale, e che però ha un impatto ambientale del 95% in meno rispetto alla carne tradizionale. È bene specificare, però, che si tratta sempre di prodotti a base vegetale e non di carne coltivata in laboratorio, tema di cui si è discusso molto nelle ultime settimane in Italia, dato che il nostro Paese ha vietato la commercializzazione di quella che viene – anche se impropriamente – definita “carne sintetica”. La materia prima di tutti i prodotti presenti da Impact Food, infatti, è sempre naturale, come soia, proteine del pisello, fecola di patate, proteine del grano, e la barbabietola rossa per ricreare il colore tipico della carne.

    Impact Food per il Pianeta

    Insomma, da Impact Food la sostenibilità è decisamente di casa, come la trasparenza. Un aspetto a cui il brand tiene molto, infatti, è proprio quello di aiutare le persone nelle loro scelte d’acquisto per far sì che siano più consapevoli e rispettose dellambiente. Come? Sul loro profilo Instagram, attraverso una comunicazione leggera e divertente, i clienti vengono costantemente informati dell’impatto che possono avere le loro scelte alimentari. Ad esempio, mangiare un panino chicken style da Impact Food fa risparmiare l’85% di CO2eq e il 99,9% di acqua rispetto al suo corrispettivo animale. Oppure, un burger classico di Impact Food il 90% di CO2eq e il 97% di H2O, per non parlare poi della salvaguardia del benessere animale.

    Ma non solo, perché la sostenibilità passa anche dal locale. “Le nostre sedie sono tutte fatte da tessuti ricavati dalla plastica riciclata, che però se li tocchi sembrano tessuti normali. Oppure, le vernici Airlite all’interno del nostro locale assorbono la CO2 e purificano l’aria eliminando sostanze inquinanti”. O ancora, da Impact Food si usano bicchieri compostabili e cotone organico per le divise per i dipendenti, che viene coltivato senza l’utilizzo di pesticidi e sostanze chimiche tossiche e richiede meno carbonio grazie al minor consumo di carburante ed energia.

    Come racconta Alessandro, “qui da noi vengono persone che tengono al futuro di qualcuno e di qualcun altro. Non solo clienti vegani che scelgono questo regime alimentare per una questione di sostenibilità, ma anche il nonno che vuole accompagnare il nipote a mangiare un panino in ‘stile McDonald’ ma che ci tiene all’aspetto ambientale”.

    Perché, come raccontano i co-funder di Impact Food, bisogna agire ora per assicurarci un futuro in cui potremo continuare a vivere – e non solo sopravvivere – sul nostro pianeta, senza rinunciare a ogni piacere.


    Immagine in evidenza di: © Impact Food

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