“Pronti a ripartire”: intervista al ristoratore Roberto Casamenti sull’Emilia-Romagna post-alluvione

     

    Il 3 maggio la prima alluvione in Emilia-Romagna. Dieci giorni dopo, il 14 maggio, la seconda, con allagamenti, frane, esondazioni, migliaia di persone evacuate e anche alcune vittime. Le conseguenze sono tante e a diversi livelli, come ad esempio per il mondo dell’ospitalità, del turismo e della ristorazione che sono oggi in grande difficoltà, a maggior ragione nel periodo in cui inizia la  stagione estiva. 

    Per questo come Giornale del Cibo abbiamo voluto raccontare e dare voce alle preoccupazioni, agli appelli, ma anche alla grande voglia di ripartire del settore, attraverso una delle persone che rendono grande la cucina romagnola. Stiamo parlando di Roberto Casamenti dell’Osteria La Campanara di Galeata, che si trova nella parte interna della Romagna, in provincia di Forlì. Con lui abbiamo cercato di capire qual è la situazione e che cosa possiamo fare noi per aiutare questa regione. 

    La situazione in Emilia-Romagna dopo l’alluvione: intervista a Roberto Casamenti

    Di quanto è meravigliosa la Romagna ve ne abbiamo già parlato a proposito delle sue eccellenze, così come anche di alcuni suoi piatti come i patacotc. Ma il “prodotto” principale resta sempre lo stesso: la sua ospitalità, la sua naturale generosità, la sua accoglienza insita tanto nella terra quanto nelle persone. È questa la caratteristica dei romagnoli, che ancora una volta, anche di fronte all’ultima tragedia sono lì, pronti, e aspettano il turista a  braccia aperte. Proprio come Roberto Casamenti che ci racconta quello che sta vivendo la Romagna e quali sono le preoccupazioni per il futuro.   

    Foto di Giulia Ubaldi

    Com’è la situazione oggi in Emilia-Romagna?

    R.C.: “Su 24 fiumi presenti, 23 hanno esondato. Le città sono state le più colpite, come Faenza, Forlì, Ravenna e Lugo: qui sono andate distrutte moltissime attività e abitazioni, ed è stata riscontrata anche una situazione preoccupante anche dal punto di vista igienico-sanitario, motivo per cui stanno vaccinando molte persone con l’antitetanica. Sull’Appennino, invece, in un primo momento tantissime frane hanno bloccato le principali viabilità: autostrada, ferrovie, strade statali e comunali. Poi lentamente hanno cominciato a riaprire, perché per fortuna il Parco Nazionale e l’alto Appennino non sono stati così colpiti dall’alluvione, anche se il problema resta per alcune strade private per l’accesso alle case singole. La nostra vita è quindi ripresa e stiamo cercando di aiutare chi ha più bisogno, come abbiamo sempre fatto. Diversa è la situazione sul mare: la costa è stata meno coinvolta, è tutto perfetto e pronto per accogliere i turisti, ma non ci sono. La gente ha paura di venire di qui, anche a causa della corretta informazione che è stata fatta su quanto avvenuto, ma che ha comunque creato timore sia a livello nazionale che internazionale. Noi, ad esempio, abbiamo avuto tantissime disdette delle prenotazioni”. 

    Quindi è questa la paura più grande per i ristoratori romagnoli ora? 

    R.C.: “Sicuramente sì, temiamo le ripercussioni che ci saranno sul turismo, di cui qui viviamo. Inizialmente c’è stata una bellissima cooperazione nell’emergenza: sono venuti tantissimi ragazzi da tutta Italia come volontari, anche con la scuola; questo spirito d’aiuto continua, anche se in alcuni casi ora l’accesso alle aree più colpite è riservato solo a tecnici, architetti o ingegneri, che stanno studiando come gestire i vari problemi, dalla valutazione dei danni sismici allo smaltimento dei rifiuti. Ci sono masse di rifiuti enormi, mischiati con il fango, le macerie… Per altro proprio dopo anni che qui in Emilia-Romagna stavamo portando avanti un importante lavoro sulla raccolta differenziata. 

    L’altra paura è quella economica sul lungo termine: le persone che hanno perso la propria casa, attività o la macchina come faranno a ripagare tutti questi danni? Chi lo farà? Molto diverso, ad esempio, è stato con il Covid, dove tutti abbiamo avuto paura, problemi e difficoltà, ma poi rientrata la fase di emergenza c’è stata una notevole voglia di festeggiare: la costa romagnola si è riempita di persone come forse non succedeva da anni. Ora, invece, la mia paura è che questa zona cada in una depressione importante, perché tanti non hanno più niente. E anche se rimettiamo tutto a posto, poi potrebbe succedere ancora. Per questo è importante prevenire ed essere pronti se dovesse riaccadere”.

    Foto di Giulia Ubaldi

    Qual è la situazione della campagna romagnola?

    R.C.: “Il 20% dei prodotti agricoli italiani si fanno in Romagna, tra cui le pesche, molte delle quali sono marcite. Così come tantissime vigne tra Brisighella e Bertinoro sono state portate via. Questo sarà sicuramente uno dei più grandi danni di questa alluvione. Nelle zone colpite abbiamo sempre avuto un problema con la gestione dell’acqua. In passato c’erano molti più contadini che lavoravano il terreno e quindi anche i fossi, che li mantenevano puliti. L’abbandono dell’agricoltura è un abbandono in generale del territorio, perché è tutto connesso: se si inizia a non coltivare più un pezzo di terra, questo avrà ripercussioni su altre parti, facilitando notevolmente le frane e smottamenti. Per questo è importante studiare bene la gestione e le cause: per essere pronti in caso dovesse risuccedere. 

    Come anticipato, il problema principale qui da noi in campagna resta legato alle strade private che portano alle singole case o aziende, che ora devono essere  ricostruite in maniera autonoma, come ad esempio quella alla Vischia di Mariaelena Moroncelli di Sogliano al Rubicone, dove noi ci riforniamo per i formaggi”. 

    Foto di Giulia Ubaldi

    Che cosa può fare chi è distanza? 

    R.C.: “Sicuramente bere romagnolo! Ci sono diverse cantine che si sono unite, come le undici di Modigliana nell’Associazione Stella dell’Appennino grazie a Giorgio Melandri, a cui si possono fare donazioni. E poi ovviamente venire in Romagna, perché sono sicuro che il nostro calore e la nostra nota accoglienza possono sopperire a piccoli disservizi, come ad esempio potrebbe accadere di allungare un po’ di più il tempo di percorrenza di una strada se è ancora chiusa. Anche se ripeto che, almeno sulla costa, è quasi tutto posto. Subito dopo l’alluvione è nata anche un’App creata da Rockin’100 ‘Volontari SOS, dai una mano per alluvione’, dove puoi connetterti e andare da chi ha bisogno di aiuto. Noi ad esempio siamo andati in una casa di un signore di Forlì, nella zona più martoriata, dove la melma era arrivata al primo piano. Siamo andati lì insieme ad un turista olandese che soggiornava da noi in Locanda e stava viaggiando per la Romagna ripercorrendo le tappe che aveva fatto qui suo figlio, innamorato di questa terra, prima di morire. C’è anche Martina Liverani, della rivista Dispensa, nata a Faenza che ha deciso di dedicare l’ultimo numero alla Romagna perché, tra le tante, l’alluvione ha distrutto anche l’archivio e il deposito della casa editrice. Tutte le copie della rivista presenti nel deposito, infatti, sono state distrutte e non è più possibile acquistarle”.

     

    C’è un messaggio finale che vuoi dare? 

    R.C.: “Lo faccio raccontandovi un aneddoto. La notte del 14 maggio quando ha cominciato a piovere violentemente ci hanno suonato alla porta due turisti danesi e tre austriaci che dal mare stavano andando verso Firenze attraverso le valli interne, ma hanno trovato la strada chiusa e interrotta a causa delle varie frane. Così, anche se eravamo rimasti senza luce, abbiamo dato loro da mangiare e da dormire. Li abbiamo coccolati, come facciamo sempre con chi viene da noi e poi sono ripartiti. Perché noi romagnoli siamo così, di natura accogliente, e sempre tenace. E sono sicuro che supereremo anche questa”. 

    Grazie Roberto, noi verremo a trovarvi presto. 

    E voi, quest’estate andrete in Romagna?  


    Immagine in evidenza di: Giulia Ubaldi

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