Carrello tricolore: qual è il bilancio e come difendere la spesa dall’inflazione?

Carrello tricolore pieno di frutta e verdura

     

    Il Carrello tricolore è stato introdotto dal Governo negli ultimi tre mesi del 2023, con l’obiettivo di contrastare gli effetti negativi dell’inflazione sulla spesa degli italiani, in collaborazione con alcune delle principali catene della grande distribuzione organizzata. Ma qual è il bilancio dell’iniziativa promossa dal Ministero delle Imprese e Made in Italy e quali altre misure potrebbero in futuro contribuire a difendere il potere d’acquisto dei consumatori? Dopo aver approfondito il reale rapporto tra reddito e alimentazione, considerando analisi, proposte e possibili alternative, cerchiamo di saperne di più su questo patto anti-inflazione.

    Carrello tricolore: contesto e avvio dell’iniziativa

    Grafico evocativo sull'inflazione in Italia

    Lightspring/shutterstock

    Nel programma del Governo varato per difendere il potere d’acquisto degli italiani, l’iniziativa denominata “Carrello tricolore” ha fatto discutere e ha diviso l’opinione pubblica, tra chi ne ha lodato l’intento e chi, invece, ne ha messo in luce gli scarsi risultati, ritenendola – in sostanza – una mossa propagandistica. Avviata nel mese di ottobre e conclusa a dicembre 2023, ad ogni modo ha rappresentato un tentativo interessante in Italia, utile anche per valutare a posteriori le possibili alternative di contrasto agli effetti negativi dell’inflazione.

    Il piano è stato realizzato grazie a un accordo tra Ministero delle Imprese e Made in Italy (Mimit) e imprese della distribuzione e della produzione, in quello che è stato definito trimestre anti-inflazione. L’obiettivo era quindi offrire un paniere di beni di largo consumo a prezzi ribassati – in primis alimentari, ma anche altri prodotti di prima necessità, per l’infanzia e per la cura della persona – e in questo senso l’introduzione è stata sicuramente tempestiva, seppure in una fase nella quale, ex post, l’inflazione stava già scendendo.

     

    Per le imprese l’adesione è stata una libera scelta, un modello in parte ripreso da un’iniziativa simile già introdotta in Francia nel marzo 2023. In Italia, le aziende coinvolte avevano l’opportunità di aderire in diversi modi, tra i quali fissare prezzi promozionali, offrire sconti sui prodotti a marchio del distributore o stabilire prezzi fissi per determinati prodotti.

     

    Sempre in tema di provvedimenti per la difesa del potere d’acquisto adottati nel resto del mondo, gli Stati Uniti, nel 2022, approvarono l’Inflation Reduction Act (IRA), che in Europa suscitò preoccupazioni per il suo impianto protezionistico. Gli USA, infatti, avevano scelto di spendere tutto il loro peso finanziario, politico e tecnologico per supportare le proprie imprese nella sfida della transizione ecologica. Se è vero che l’avversario principale sul piano economico era (e resta) la Cina, anche le aziende europee avrebbero potuto subire le conseguenze di questo atto, specialmente in termini di perdita di competitività rispetto ai competitor statunitensi.

    Modalità di adesione e impatto economico del Carrello tricolore

    Carrello con cibo

    Yta23/shutterstock

    Il Carrello tricolore mirava a ridurre il tasso di inflazione del carrello della spesa, tentando, almeno in parte, di bloccare i prezzi dei beni di prima necessità

    Le imprese che decisero di aderire potevano farlo con diverse modalità. In particolare, la grande distribuzione organizzata poteva indicare, per l’intero periodo dell’iniziativa, una selezione di prodotti soggetti a prezzi fissi, promozioni, piani particolari sui prodotti a marchio del distributore o altre iniziative vantaggiose per gli acquirenti.

    Per le aziende produttrici, invece, gli impegni in questo senso erano più generici, limitati alla promessa di contenere i prezzi seguendo il principio della sostenibilità economica, perseguendo in questo modo un beneficio di immagine agli occhi della clientela.

    Partecipare al Carrello tricolore per le imprese prevedeva, inoltre, la possibilità di esporre lo specifico logo e la pubblicazione sul sito ministeriale del proprio nome nella lista delle aziende aderenti. Nel complesso, l’ampia libertà di decidere le modalità di adesione ha consentito alle aziende di ridurre al minimo il proprio sforzo nell’iniziativa.

    Nel corso del trimestre anti-inflazione, i prezzi dei beni in questione hanno effettivamente registrato un rallentamento, ma resta difficile valutare con precisione quanto questo sia dovuto al Carrello tricolore. Ad esempio, era già stato notato un calo dell’inflazione in ambito alimentare prima dell’avvio dell’iniziativa, probabilmente dovuto a politiche monetarie più restrittive e alla diminuzione dei prezzi in questo settore a livello internazionale.
    Dopo la conclusione del trimestre anti-inflazione, si è continuato a dibattere sull’efficacia dell’iniziativa: a chi dalla parte della maggioranza politica lo ha valutato come un successo e un modello positivo, si è contrapposto chi ne ha contestato l’efficacia e il reale impatto sulla spesa in Italia.

    Limiti, critiche e analisi sui risultati

    Il Carrello tricolore ha suscitato perplessità fin dal suo avvio, soprattutto in merito alla vaghezza degli impegni richiesti alle imprese, a maggior ragione per i produttori. L’attenzione dei critici – associazioni dei consumatori in primis – si è concentrata anche sul limitato numero di prodotti inclusi nel piano, molti dei quali a marchio dei distributori, e quindi una parte assai ridotta dell’intero mercato. A trasmettere scarsa fiducia, per i detrattori è stata poi la mancanza di controlli sull’adesione delle imprese e sull’applicazione delle politiche di prezzo. Fuori dai grandi centri urbani, infine, l’adesione dei punti vendita è parsa limitata: pur essendo state 32 le associazioni di esercenti aderenti, non molti punti vendita al dettaglio sembrano aver partecipato al di fuori dei grandi centri urbani.

     

    A fornire dati specifici e più precisi sui risultati del Carrello tricolore è stata un’analisi di Altroconsumo, pubblicata nel febbraio 2024, condotta per verificarne l’efficacia ad inizio, metà e fine dell’ultimo trimestre 2023. Il monitoraggio ha interessato 125 categorie di prodotto in 15 punti vendita di 8 diverse catene (super, iper e discount) a Roma e Milano, verificando le tipologie inserite e l’andamento dei prezzi rispetto al passato e alla media degli altri prodotti della categoria non coinvolti dall’iniziativa.

    Dopo una partenza stentata, la tappa intermedia dell’indagine di metà dicembre ha fatto registrare un significativo calo (-37%) nel numero dei prodotti del Carrello tricolore, che per il 97% erano a marchio commerciale, oltre a una generalizzata riduzione delle promozioni (-25%) rispetto ad ottobre. Il calo del 2,2% dei prezzi dei prodotti rispetto al periodo maggio/giugno – riferimento e metro di confronto nell’indagine – non è stato quindi sufficiente per bilanciare questo dato. Inoltre, l’aumento percentuale delle categorie nelle quali il prodotto del Carrello tricolore era anche quello di primo prezzo non ha superato il 45% dei casi.

    Nel complesso, il trimestre ha visto effettivamente un calo dei prezzi dei prodotti inclusi nell’iniziativa, ma nel 65% dei casi questi non erano i più economici sullo scaffale. In generale, sottolinea l’analisi, lo scarso numero di referenze selezionate e l’assenza di prodotti in alcune categorie molto acquistate (come olio, acqua minerale e cibi freschi) hanno reso impossibile effettuare una spesa completa anche solo dei prodotti essenziali, limitando notevolmente le possibilità di risparmio.

    Ragazza che fa la spesa al supermercato

    Drazen Zigic/shutterstock

    Nel mese di gennaio 2024, anche se formalmente l’iniziativa era conclusa, in 6 punti vendita sui 15 del campione erano ancora presenti prodotti contrassegnati dalla promozione. In questa fase è emerso che solo per il 12% dei prodotti precedentemente inseriti nel Carrello tricolore il prezzo è aumentato al termine del trimestre anti-inflazione, per il 79% è rimasto invariato e per il 9% è addirittura diminuito. Ciò significa che per l’88% dei prodotti il prezzo non è aumentato al termine della promozione, come ci si sarebbe attesi se questa avesse modificato i listini, dato che smentisce una vera efficacia dell’iniziativa.

    Quando il Carrello tricolore si era concluso, a gennaio 2024 il numero delle promozioni totali è comunque aumentato ed è anche risultato più alto rispetto a tutti i monitoraggi precedenti (+35% rispetto a dicembre 2023). I punti vendita hanno rinforzato le loro classiche promozioni per invogliare i clienti ad acquistare, dopo un periodo di alti consumi come il Natale.

    L’indagine, infine, ha analizzato tutti i prezzi dei prodotti delle 125 categorie considerate tra maggio-giugno 2023 e gennaio 2024, ovvero prima e dopo l’iniziativa. Quasi tutti i punti vendita li hanno aumentati, mediamente del +3,3%, pertanto il Carrello tricolore non ha lasciato tracce apprezzabili sui prezzi generali, che sono rimasti in crescita. Le offerte del piano, quindi, si sono mescolate a quelle già esistenti senza determinare modifiche sostanziali ed effetti durevoli. 

     

    Se da un lato l’iniziativa potrebbe aver contribuito a sensibilizzare i consumatori sui prezzi e sulla qualità dei prodotti, dall’altro potrebbe aver anche generato una certa confusione o sfiducia nel mercato. In altri termini, l’analisi conclude che se questa promozione non ci fosse stata non sarebbe cambiato quasi nulla per i consumatori, mentre gli effetti più positivi potrebbero aver riguardato le vendite dei prodotti a marchio della grande distribuzione.

    Riflessioni e possibili alternative

    Coppia che fa la spesa al supermercato

    bbernard/shutterstock

    Resta da vedere se in futuro il Governo deciderà di riproporre – tale quale o modificato – questo provvedimento, alla luce di quanto appreso durante il primo ciclo di attuazione. Indipendentemente dalle opinioni contrastanti, il Carrello tricolore ha evidenziato la complessità e le sfide nel tentare di stabilizzare i prezzi dei beni di prima necessità, in un contesto economico in continuo cambiamento.

    In alternativa o in affiancamento rispetto ad iniziative simili, ecco alcune strade percorribili per affrontare l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità:

    1. Sostegno ai produttori locali
      Promuovere e sostenere la filiera corta e l’agricoltura locale e la produzione di alimenti a livello nazionale, come in gran parte già avviene, può aiutare a ridurre la dipendenza dalle importazioni, come abbiamo visto occupandoci di sovranità alimentare. Incentivi fiscali, agevolazioni o programmi di finanziamento specifici potrebbero essere introdotti per sostenere i piccoli produttori locali e incentivare la produzione interna di alimenti.
    2. Politiche di stabilizzazione dei prezzi
      Per ottenere una situazione più stabilizzata, da parte dei decisori politici può essere opportuno considerare politiche più aggressive per i beni di prima necessità, ad esempio attraverso sussidi diretti ai produttori o ai consumatori, controlli dei prezzi temporanei su determinati beni o implementazione di meccanismi di regolazione dei prezzi basati su indicatori economici.
    3. Educazione alimentare e finanziaria
      Investire in programmi di educazione finanziaria e alimentare aiuta i consumatori a fare scelte più informate e consapevoli sui loro acquisti alimentari, pur trattandosi di un impegno con risultati a medio-lungo termine. In questo campo rientrano campagne pubblicitarie informative sui media, corsi di educazione finanziaria nelle scuole e programmi di sensibilizzazione sui temi dell’alimentazione sana, dell’acquisto consapevole e dello spreco alimentare domestico.
    4. Promozione della concorrenza e regolamentazione del mercato
      Il Governo potrebbe adottare misure per promuovere la concorrenza nel settore alimentare, riducendo le barriere all’ingresso per i nuovi produttori e distributori e rafforzando la regolamentazione del mercato per prevenire pratiche anticoncorrenziali. In questo contesto, quindi, va considerata anche l’implementazione di normative più stringenti sulla trasparenza dei prezzi, sull’etichettatura dei prodotti e sulla pubblicità ingannevole.
    5. Incentivi per la riduzione dello spreco lungo la filiera
      Un’altra iniziativa da valutare è l’introduzione di incentivi per la riduzione degli sprechi lungo la catena di approvvigionamento. Tra queste, ad esempio, gli sconti fiscali per le imprese che donano cibo invenduto a organizzazioni benefiche e investimenti in tecnologie e infrastrutture, per migliorare la conservazione e la distribuzione degli alimenti.

    Ognuna di queste scelte, ad ogni modo, ha vantaggi e svantaggi e in linea di massima un approccio integrato, ovvero che combina diverse strategie, può essere più efficace.

     


    Immagine in evidenza di: Stokkete/shutterstock

     

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