Porta Pazienza, il ristorante pizzeria dove gli ultimi sono i primi

Porta Pazienza Bologna

     

    Nel quartiere Pilastro, alla periferia nord est di Bologna, da qualche tempo ha trovato casa un luogo che combina passione culinaria e impegno sociale, gusto ed inclusione. Parliamo del ristorante e pizzeria “Porta Pazienza Primi, secondi e ultimi”. Si tratta di un prezioso progetto, nato dalla collaborazione tra diverse realtà locali, che non solo delizia i palati con piatti squisiti, ma rappresenta anche un esempio virtuoso di inclusione e supporto comunitario. Qui infatti vengono serviti prodotti di qualità, frutto di filiere etiche e coltivati in spazi confiscati alle mafie, cucinati e serviti da uno staff che coinvolge anche ragazzi e ragazze con disabilità. Ne abbiamo parlato insieme a Pierluigi Monachetti, presidente della Cooperativa Sociale La Formica che gestisce, per l’appunto, il ristorante Porta Pazienza.

    Titolare della Pizzeria

    PH La Formica – Porta Pazienza

    Porta Pazienza, Primi, secondi e ultimi: l’inclusione si fa mangiando al Pilastro

    La storia di Porta Pazienza prende avvio nel 2016 con l’inaugurazione della pizzeria “La Fattoria di Masaniello”, negli spazi del Circolo La Fattoria, al rione Pilastro, ed è frutto della collaborazione tra Masaniello Pizzeria Etica, il comitato ioLotto e il Circolo Arci “La fattoria”. Sin dal principio, il benessere e la felicità delle persone sono poste al centro del progetto. Grande attenzione è dedicata, infatti, alla scelta delle materie prime: prodotti di agricoltura sociale, a km zero e biologici, realizzati da cooperative sociali su terreni confiscati alle mafie, presidi Slow Good, aziende antiracket o che operano in carcere. 

     

    Nel 2020, “La Fattoria di Masaniello”, attraverso la Cooperativa La Formica, compie un passo in più e diventa “Porta Pazienza, Primi secondi e ultimi” con l’obiettivo di accrescere ulteriormente l’impatto sulla comunità e creare una società aperta, inclusiva e solidale. “Il nostro obiettivo principale era creare uno spazio per utilizzare la ristorazione come mezzo di formazione e informazione su prodotti provenienti da beni confiscati e cooperative sociali, nonché come strumento di integrazione per persone svantaggiate” – spiega Monachetti.

    Parete della Pizzeria Porta Pazienza di Bologna con tutti i prodotti

    PH La Formica – Porta Pazienza

    Un obiettivo che, in pochi anni di attività, ha già portato risultati tangibili. Il cuore di Porta Pazienza sono, infatti, le persone che vi lavorano. Attualmente il ristorante impiega 15 persone, di cui il 30% sono ragazze e ragazzi con disabilità, a cui si aggiunge la presenza di 5 tirocinanti formati grazie alla collaborazione con ANGSA Bologna, la sede locale dell’Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici e altri 5 tirocinanti coinvolti grazie alla partnership con altre realtà locali al fine di accogliere individui che altrove avrebbero difficoltà. 

    Monachetti sottolinea: “Accogliamo persone con problemi o fragilità, offrendo loro un ambiente sicuro e accogliente che garantisce un futuro e un percorso di crescita“. Ci racconta, per esempio, la storia di Greta, una ragazza che aveva già seguito un percorso di formazione nell’ambito ristorativo e, appena arrivata a Porta Pazienza, sembrava in difficoltà. Ma grazie alla fiducia trasmessa dal gruppo e dall’ambiente, le sue competenze sono emerse e è ora in grado di gestire autonomamente il servizio del pranzo, inclusa la gestione della cassa.

    Una cucina etica e buona, con la “pizza sospesa”

    Porta Pazienza vuole portare i valori di inclusione anche a tavola e propone un menù vario, che cambia anche in base alle capacità, alle attitudini e alle competenze dei ragazzi che ci lavorano. Un esempio che ci racconta Monachetti è quello della pasta fresca, portata al ristorante negli ultimi mesi da alcuni tirocinanti che avevano già seguito un percorso di formazione specifico.

     

    La pizza, cotta nel forno a legna, è senza dubbio una delle specialità della casa, con varianti che utilizzano ingredienti freschi e stagionali. Del resto, l’esperienza di Masaniello Pizzeria Etica, un’insegna tra le più note in città, si fa sentire. “All’inizio le persone venivano qui aspettandosi di mangiare semplicemente una buona pizza, pian piano hanno capito che c’era di più” – racconta il presidente. Tant’è che in molti hanno aderito all’iniziativa della “pizza sospesa”, un gesto di generosità che permette ai clienti di pagare una pizza in più per chi ne ha bisogno. “In un anno e mezzo, abbiamo distribuito circa 2000 pasti” – dice Monachetti, evidenziando l’impatto sociale dell’iniziativa.

    Camioncino di Porta Pazienza

    PH La Formica – Porta Pazienza

    Il lavoro e l’impegno di Porta Pazienza non sono passati inosservati. Porta Pazienza, infatti, è il vincitore dell’ultima edizione di CARE’S – The ethical Chef Days, iniziativa ideata dagli chef Paolo Ferretti e Norbert Niederkofler, che ha premiato il progetto bolognese proprio per la capacità di “promuovere un esempio inclusivo di impegno sociale, in linea con i principi di sostenibilità, integrazione e conservazione dell’ambiente”. 

    Guardando al futuro, Porta Pazienza ha grandi ambizioni. “Il nostro sogno è stabilizzare la parte di inserimento lavorativo e aprire un centro socio-occupazionale all’interno del ristorante” – rivela Monachetti, e in questo modo accogliere altre 5-6 persone, offrendo loro un ambiente protetto dove poter crescere e formarsi. “Il lavoro nobilita l’uomo, ma per questi ragazzi ancora di più” – conclude Monachetti. Porta Pazienza è, dunque, una palestra di vita e lavoro, dove l’autenticità della cucina si sposa con un impegno profondo verso il benessere e l’inclusione sociale.

     


    Immagine in evidenza di: La Formica – Porta Pazienza

     

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