La sbrisolona apre le porte del lavoro alle persone autistiche: ecco Sbrisolaut

Per me, è iniziato tutto da un assaggio: un morso casuale di una Sbrisolina da passeggio durante il Festivaletteratura di Mantova di quest’anno. È stato subito amore, seguito da una scoperta: le mani che c’erano dietro l’impasto di quella torta semplicissima, fatta solo di farina di grano tenero, burro cremoso e zucchero, mandorle tostate e un profumo di limone e vaniglia.
Ma forse dovremmo tornare indietro, perché in realtà questa storia è iniziata da una crisi esistenziale. O meglio, da una domanda che la Dott.ssa Laura Delfino, psicologa e analista del comportamento, si è trovata addosso dopo vent’anni di lavoro con persone autistiche: “Crescono, imparano, socializzano, diventano sempre più autonomi… ma il lavoro dov’è?”. Perché mentre la scuola finiva, mentre arrivavano i primi segnali di età adulta, mancava sempre l’ultimo tassello: la possibilità concreta di entrare nel mondo del lavoro. “Una cosa che adoro fare è chiedere ai ragazzi cosa immaginano per il loro futuro. E quello che mi dicono sempre è: avere un lavoro e andare a vivere da soli”. Ma quando finiva il percorso scolastico, ha scoperto che si apriva un baratro: “Non si presentavano occasioni di tipo lavorativo”.
È in quel vuoto che nasce Sbrisolaut, un’impresa for-profit ad impatto sociale di Mantova che è partita producendo la sbrisolona e impiegando persone nello spettro autistico. Un’azienda vera, non solo un progetto assistenziale, che forma, assume e vende prodotti, a sottolineare che è ora che anche le aziende – e non solo il sociale – si occupino di autismo e inizino a investire anche sulla dignità delle persone tutte. Allora vi porto con me nella scoperta di questa realtà e della loro “rivoluzione dolce”.
La nascita di Sbrisolaut: dalla crisi alla piazza

Era il 2018 quando la Dott.ssa Delfino si poneva quelle domande. “Da questa crisi, ho deciso di capire bene che cos’è l’inclusione: allora conseguo un Master e divento una sentinella dell’inclusione”, ossia dei volontari – docenti, diplomandi, laureandi – che offrono supporto allo studio pomeridiano per aiutare gli studenti in difficoltà, contrastando la dispersione scolastica. A quel punto capisce che il nodo centrale non sono tanto le competenze delle persone autistiche quanto piuttosto i contesti che non sanno accoglierle, ed è su quello che bisogna lavorare. “Una cosa che dico spesso è che per me non esiste la disabilità, ma esistono contesti che disabilitano le persone” continua, e comincia così a chiedersi che senso abbia chiedere ai genitori di investire risorse, tempo e speranza sul futuro dei ragazzi autistici se poi alla fine vengono chiuse loro le porte del mondo del lavoro e l’unica traiettoria possibile è inserirli in centri per la disabilità: “Ovviamente, io non sono contraria ai centri per la disabilità, però se vogliamo parlare di vera integrazione e di inclusione, di sicuro non è sufficiente quello che può fare il sociale”.
La “scossa” arriva nel 2022. Il 2 aprile, in piazza a Mantova, la dottoressa lancia una scommessa con la città: vende le prime 100 sbrisolone fatte dai ragazzi che segue. “Dicevo: questi ragazzi possono lavorare”. E in effetti le vendono tutte, ma nessuna azienda si fa avanti per progettare qualcosa in favore del loro lavoro. Ed è lì che arriva la telefonata che cambia tutto: quella con Alberto Balestrazzi, CEO di Auticon, impresa che assume consulenti tecnologici autistici, e con le colleghe dottoresse e psicologhe Alessia Romani ed Elisa Mortini. “Io ero preoccupata per il futuro di questi ragazzi e allo stesso dispiaciuta, perché vedevo che in altre città italiane stavano nascendo progetti come PizzAut, e mi domandavo cosa poter fare qui a Mantova. Alberto a quel punto mi ha chiesto: qual è il dolce tipico di Mantova? Io ho risposto: la sbrisolona. E da lì è nata Sbrisolaut”.
Hanno iniziato così a immaginare un lavoro che fosse adatto alle capacità dei ragazzi e delle ragazze coinvolti, quindi non direttamente a contatto con la clientela, ma nella produzione di un prodotto tipico che esaltasse anche la bellezza della loro città. E perché proprio la sbrisolona? Perché è una torta che possono preparare proprio tutti: è semplice, essenziale e schietta, fatta di quegli ingredienti che ci sono in ogni dispensa e di cui spesso ci si dimentica, “come i nostri pasticceri autistici, che lavorano con precisione e passione”.
Il laboratorio, il forno e la scommessa vinta

All’inizio serve un luogo e, soprattutto, occorrono macchinari e qualcuno che creda nel progetto. A farlo è la cooperativa sociale Sapori di Libertà, della Casa Circondariale di Mantova, che impiega detenuti ed ex detenuti. “Io sono una psicologa: non ho possibilità economiche per avere un forno tutto per noi, per cui avevo bisogno di qualcuno che ci affittasse i locali in determinate giornate. Solo loro si sono resi disponibili. Hanno detto: saranno gli ultimi che aiutano gli ultimi”.
È in quelle cucine che i ragazzi iniziano a lavorare, affiancati da educatori esperti di autismo. Oggi, da quelle prime 100 sbrisolone, sono arrivati a 600-700 pezzi prodotti a sessione. Impasto, pesatura, mandorle, confezionamento: fanno tutto da soli, tranne l’infornata per sicurezza. “Quello che sembrava utopico in realtà non lo è”, prosegue l’intervistata. “Basta avere il coraggio di credere nelle capacità di questi ragazzi. Se sentono un terreno fertile, qualcuno che ha fiducia in loro, possono dimostrare grandi abilità”. E non si tratta solo di chi ha maggiori autonomie. “I miei ragazzi non hanno funzionamenti cognitivi elevatissimi. Questo significa che davvero tutti possono lavorare: basta insegnare nel modo giusto”.
Una vera impresa: 12 addetti, un e-commerce, un team autistico anche dietro le quinte
Oggi Sbrisolaut coinvolge 12 persone autistiche, tra pasticceri esperti e ragazzi in formazione.
Non solo: l’e-commerce è stato interamente progettato da un ragazzo autistico, e anche la social media manager è autistica. “Cerchiamo i talenti, ovunque siano”, dice Laura. “Li mettiamo in gioco in tutti gli aspetti dell’impresa”.
La crescita del progetto ha portato anche all’apertura dello SbrisoBar, bar-pasticceria che è insieme laboratorio, punto vendita e luogo accessibile per ogni tipo di diversità. “Ci sono tre persone autistiche impiegate, e una macchina del caffè accessibile anche a funzionamenti più bassi. Vogliamo che tutti possano lavorare e tutti possano entrare, dalle persone cieche a quelle in carrozzine, oppure disfagiche”. Dalle sbrisolone ai primissimi panettoni – “vederli lievitare è una conquista emozionante” – fino alla pastafrolla, ai biscotti e alle torte mantovane, l’offerta cresce. Ma cresce anche l’impatto: lo SbrisoBar ospita e vende prodotti di altre imprese sociali, dalle birre BirrAut al vino WineAut.
Qualità e diritto al lavoro: i pilastri di Sbrisolaut

Uno dei punti più forti di Sbrisolaut è anche uno dei principi di Laura: non si deve comprare per pena, si deve comprare perché è buono. E i clienti lo confermano: “La prima volta la gente viene per fare del bene, poi torna perché la nostra sbrisolona è la più buona”. Utilizzano farine locali, mandorle e burro di eccellenza, e per insegnare ai ragazzi a produrre un dolce impeccabile, Laura ha scelto i migliori maestri pasticceri: “Abbiamo voluto creare un prodotto di altissima qualità. E far venire il dubbio che quello che sembra un difetto, se insegni nel modo giusto, può diventare un’abilità”.
Come ci tiene a specificare Laura, infatti, hanno lavorato duramente per arrivare a questo risultato. “Non dobbiamo pensare che siano i più bravi e basta, altrimenti si rischia di cadere nell’abilismo. Però si può insegnare nel modo giusto, e loro possono imparare bene”. Il cuore del discorso, infatti, resta sempre uno: il diritto al lavoro. “La Costituzione lo riconosce a tutti, e nei ‘tutti’ sono comprese anche le persone autistiche e neurodivergenti. Ma molte non riescono a inserirsi nel mondo del lavoro. Il problema principale è il pregiudizio”. Come spiega, in questi casi la parola che emerge sempre è “difficoltà”, e si pensa che la difficoltà sia dovuta proprio al funzionamento autistico. “Ma a me piace pensare invece il contrario, cioè che la persona autistica ha il diritto di essere autistica e poi ha il diritto di imparare, per cui quello che dobbiamo trasformare sono i nostri contesti che devono iniziare a comprendere il funzionamento di queste persone e, quindi, anche i talenti. Poi ci sono le fatiche, ovviamente, ma sulle fatiche e sulle difficoltà ci si può lavorare, mentre è innegabile che ci sia anche qualcos’altro… basta solo cambiare gli occhiali, no? Il nostro sguardo”.
I numeri parlano chiaro: il tasso di occupazione delle persone autistiche è inferiore al 10%.
Sbrisolaut serve a ribaltare la prospettiva: vuole essere la dimostrazione che la neurodiversità è un modo diverso di vedere le cose, ma le opportunità devono essere le stesse. “Non dico che tutti debbano diventare pasticceri, però volevamo insinuare un dubbio nuovo alle aziende e portarle a chiedersi: ma questo ragazzo, cosa sa fare?”.
La “rivoluzione dolce” di Sbrisolaut

E funziona: per la prima volta c’è curiosità nei confronti di questa comunità. Laura, che non ha mai smesso di lavorare come psicologa, racconta infatti che nel suo studio, Spazio Autismo, ha finalmente la possibilità di vedere richieste per assunzioni anche di ragazzi autistici con un talento per l’informatica o per la grafica. “Insomma, è bello pensare che abbiamo in qualche modo iniziato qualcosa. Noi l’abbiamo chiamata la ‘rivoluzione dolce’…”.
In un’epoca dove le belle notizie sono poche, racconta che a loro piace darle con dolcezza… un po’ come la loro con la sbrisolona. “C’è stato recentemente a un TEDx –
N.d.R.: un programma di eventi e conferenze locali e indipendenti che replicano il format di TED (Technology Entertainment Design) per condividere idee e progetti tra diverse comunità nel mondo – qui a Mantova. I miei ragazzi sono diventati insegnanti per altre persone, hanno insegnato a fare la sbrisolona, ma si sono anche presentati e hanno raccontato quali sono i loro desideri e sogni. Credo che abbiano davvero dato la possibilità a chi stava con loro di imparare non solo a fare la sbrisolona, ma anche ad avere coraggio. E forse questo è il tema più grande: insegnare ad avere coraggio, ad essere persone attenti al benessere non solo nostro ma anche degli altri”.
L’augurio per il futuro è quello di crescere, ovviamente, ma è soprattutto rivolto alle aziende: “Io spero che, in futuro, non serva una psicologa per fare lavorare i ragazzi autistici, ma finché serve lo faccio volentieri, perché mi commuovo ancora. Non mi stanco mai di vedere quante cose possono fare e con che orgoglio e tenacia lo fanno. È una parte di umanità molto bella. Mi piacerebbe che tutti avessero l’opportunità di arricchirsi nella diversità”.
La rivoluzione, quindi, non è solo loro: è nostra. Come ci ha insegnato Sbrisolaut, è necessario cambiare i contesti e lo sguardo. E intanto, tra sbrisolone classiche o da passeggio e panettoni, la rivoluzione continua a lievitare.
Immagine in evidenza di: Sbrisolaut
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