Riso Thaibonnet: caratteristiche, cottura e come usarlo in cucina

Chicchi lunghi e affusolati, un’ottima tenuta in cottura e la capacità di rimanere ben separati: il riso Thaibonnet è particolarmente adatto per insalate di riso, contorni e preparazioni in cui è importante mantenere una consistenza ben definita. Il nome potrebbe far pensare a una varietà proveniente dall’Asia, ma la sua storia ci porta altrove. Quali sono, allora, le sue origini? E cosa lo distingue dalle varietà che utilizziamo abitualmente per preparare i risotti?
Riso Thaibonnet: origine e caratteristiche

Il Thaibonnet è un riso Lungo B, caratterizzato da un chicco molto lungo, affusolato e cristallino. Nonostante il nome evochi una provenienza asiatica, si tratta di una varietà originaria degli Stati Uniti, introdotta in Italia alla fine degli anni Ottanta e iscritta al Registro nazionale nel 1992. La forma del chicco, invece, richiama quella tipica dei risi di tipo Indica.
Una delle sue caratteristiche più interessanti riguarda il contenuto di amilosio, una delle componenti dell’amido. Nel Thaibonnet è elevato: le analisi dell’Ente Nazionale Risi hanno rilevato valori superiori al 25%. A questa caratteristica si associano una bassa collosità e una buona consistenza del chicco, che tende quindi a rimanere integro e ben separato dopo la cottura.
Il Thaibonnet, inoltre, non è un riso aromatico: il suo punto di forza non è quindi un profumo particolarmente intenso, ma soprattutto la struttura del chicco e la sua tenuta durante la preparazione.
Come utilizzare il riso Thaibonnet in cucina

Proprio per queste caratteristiche, il Thaibonnet trova il suo impiego ideale nelle preparazioni nelle quali i chicchi devono rimanere ben separati. È particolarmente indicato per le insalate di riso, ma può essere utilizzato anche per antipasti, contorni e per la cottura pilaf. Le caratteristiche del chicco lo rendono adatto anche a numerose preparazioni ispirate alle cucine indiana e asiatica.
È invece meno indicato per il classico risotto all’italiana, dove generalmente si cercano varietà capaci di rilasciare amido durante la cottura e contribuire alla caratteristica cremosità finale. Per lo stesso motivo, altre tipologie di riso sono solitamente più adatte alle preparazioni dolci.
Il Thaibonnet può essere quindi una buona scelta quando vogliamo preparare un piatto nel quale il riso mantenga una consistenza definita anche dopo essere stato condito o lasciato raffreddare, come accade proprio nelle insalate di riso.
Quanto deve cuocere il riso Thaibonnet?
I tempi possono variare a seconda del prodotto e della lavorazione. Indicativamente, per il Thaibonnet bollito sono sufficienti circa 12 minuti, ma è sempre consigliabile controllare le indicazioni riportate sulla confezione.
Per un’insalata di riso è importante anche interrompere la cottura quando il chicco ha raggiunto la consistenza desiderata, evitando di prolungarla inutilmente. Una delle caratteristiche di questa varietà resta comunque la sua buona resistenza alla cottura.
Thaibonnet parboiled: cosa cambia?
In commercio possiamo trovare il Thaibonnet anche nella versione parboiled. In questo caso il riso viene sottoposto, prima della lavorazione definitiva, a un trattamento idrotermico che modifica alcune caratteristiche del chicco e ne aumenta ulteriormente la capacità di resistere alla cottura.
Proprio per questo il Thaibonnet parboiled è particolarmente indicato per insalate e preparazioni nelle quali il riso deve mantenersi sgranato. I tempi di cottura, però, possono essere differenti rispetto alla versione non parboiled: meglio quindi seguire quelli riportati sulla confezione. Anche le fonti tecniche mostrano infatti tempi diversi a seconda del prodotto e della lavorazione.
Il Thaibonnet si coltiva anche in Italia?

Oggi il Thaibonnet fa parte anche della risicoltura italiana. Un esempio curioso arriva dalla Maremma toscana, dove questa varietà, insieme a Carnaroli e Arborio, rientra nel “Riso della Maremma”, inserito tra i prodotti tradizionali della Regione Toscana.
Dagli Stati Uniti alle risaie italiane, quindi, il Thaibonnet si è ritagliato uno spazio soprattutto grazie alle caratteristiche del suo chicco. Non è il riso da scegliere se cerchiamo la cremosità di un risotto, ma può diventare un ottimo alleato quando vogliamo chicchi lunghi, consistenti e ben separati, dalle insalate di riso ai contorni fino alla cottura pilaf.
Immagine di copertina di: Claudio Rampinini/shutterstock
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