Cosa mangiare a Mantova, tra zucca, mostarda e torta di rose

tortelli di zucca mantovana

Chi arriva a Mantova rimane incantato dal profilo che si specchia nei laghi, dai palazzi rinascimentali del centro storico e dal celebre Palazzo Te. “Una città a forma di Palazzo” scrisse Baldassarre Castiglioni per descriverne la magnificenza, e non a caso Mantova, insieme a Sabbioneta, è Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal 2008. Eppure, dietro tanta bellezza che ha incantato poeti e scrittori, c’è anche un’altra meraviglia da scoprire: la cucina mantovana è una di quelle che conquista al primo boccone, perché può vantare di un territorio estremamente variegato, in cui la tradizione contadina incontra l’eleganza dei banchetti di corte. Insomma, se stai programmando una visita nella famosa città dei Gonzaga, preparati a rimanere sorpreso: in questo articolo, scopriremo cosa mangiare a Mantova guidandoti tra i piatti simbolo, i dolci da non perdere, alcuni suggerimenti di cosa portare a casa come souvenir gastronomico.

Quali sono i piatti tipici di Mantova?

mostarda mantovana
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Mantova è una città-corte di grandissimo interesse storico, artistico e architettonico, che ha raggiunto il suo apice durante la lunga dominazione della Signoria dei Gonzaga (1328-1707). La cucina mantovana è considerata, non a caso, una felice unione “di prìncipi e di popolo”: nasce sì nelle cucine di corte, ma affonda le mani nella tradizione contadina, mescolando eleganza… e sostanza. Scopriamo allora quali sono i piatti tipici!

Tortelli di zucca

Cominciamo dal “re” incontrastato della tavola mantovana: i tortelli di zucca, che non vanno confusi con i cappellacci di zucca ferraresi. Un guscio di pasta fresca racchiude un ripieno dolce-salato a base di zucca mantovana, mostarda di mele, amaretti e un pizzico di noce moscata. Vengono conditi con burro fuso e salvia, e se te lo stai chiedendo vale la pena prenotare il bis.

Agnolini

agnolini
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Poi ci sono gli agnoli (o agnolini), parenti prossimi dei tortellini ma con un’anima tutta mantovana. Si servono in sorbir, ossia saltati in padella con burro e salvia, oppure in brodo, specialmente nei mesi freddi. Un po’ come i tortellini o altre paste ripiene regionali, anche questi diventano “il piatto delle feste” per eccellenza.

Risotto alla pilota

Un altro piatto simbolo, soprattutto nelle osterie di campagna, è il risotto alla pilota. A cosa deve questo nome curioso? Nessuna certezza, ma si pensa possa derivare dai “piloti”, i contadini che si occupavano di alzare la pila, ossia una sorta di mortaio azionato a mano dove il riso veniva pulito e depurato. Si prepara con riso Vialone Nano IGP e si condisce con salamella (detta pistùm), burro e Parmigiano Reggiano. Il risultato? Un risotto meno cremoso, più sgranato e asciutto, in pieno stile mantovano.

risotto alla pilota
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Capunsei

Tipici della zona di Castel Goffredo, i capunsei sono piccoli gnocchi di pane secco, Parmigiano e noce moscata, conditi con burro fuso e salvia oppure in brodo. Si presentano simili ai canederli per l’uso della materia prima, anche se hanno una forma più cilindrica e allungata. Nati come piatto di recupero, sono oggi una delle specialità più amate del mantovano… anche per la loro sostanza!

Luccio in salsa

Tra i secondi, da non perdere il luccio in salsa: pesce di lago – tipico di quelli che circondano Mantova – servito con una salsa saporita di acciughe, capperi, prezzemolo e pangrattato. È una delle ricette più antiche della zona, da gustare accompagnato da una fetta di polenta gialla fumante.

Stracotti 

stracotto
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Tra i piatti più corposi e avvolgenti della cucina mantovana ci sono gli stracotti, vere e proprie istituzioni del pranzo della domenica. Il più celebre è lo stracotto d’asino, tenerissimo grazie alla lunga cottura nel vino rosso – spesso il Lambrusco locale – insieme a odori, spezie e un tocco di concentrato di pomodoro. Il risultato è una carne scura, morbida, che si sfalda al solo pensiero di affondarvi la forchetta… Non è da meno lo stracotto di manzo, anch’esso cucinato lentamente per ore, fino a quando il sugo si lega alla carne. Entrambi si servono con la polenta gialla o, nelle trattorie più tradizionali, con un purè di patate rustico.

Quali dolci provare a Mantova

Dopo tanta sostanza, è tempo di dolcezza… Ma ti assicuriamo che anche i dolci mantovani sanno difendersi bene in fatto di sostanza! Perché a Mantova il dessert non è mai un semplice finale, ma una dichiarazione d’amore per la tradizione.

Torta sbrisolona

sbrisolona
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Simbolo indiscusso della città, la sbrisolona è un dolce che racconta la filosofia mantovana in ogni briciola. Nata come torta povera contadina, a base di farina di mais, mandorle e strutto, deve il suo nome al verbo sbrìsular, “sbriciolare”, perché non si taglia: si spezza con le mani. Con il tempo la ricetta si è arricchita di burro e zucchero, ma la sua anima rustica è rimasta intatta. Perfetta da intingere in un bicchiere di vino dolce o da sgranocchiare a colazione, la sbrisolona è uno di quei dolci che profumano di casa.

Torta delle rose

Più elegante e scenografica è la torta delle rose, un dolce di pasta lievitata al burro che, una volta arrotolata e disposta nello stampo, assume la forma di un bouquet di rose, i fiori più eleganti che ci siano. Una torta la cui paternità è contesa tra la città dei Gonzaga, la zona di Valeggio sul Mincio e il basso Lago di Garda. Nel nostro caso, si narra che sia stata realizzata nel 1490 in onore di Isabella d’Este, marchesa di Mantova, come omaggio alla sua bellezza. Soffice, profumata e golosamente burrosa, è la regina delle colazioni, delle merende mantovane e… delle vetrine delle pasticcerie del centro storico. 

Torta di tagliatelle

E poi c’è la torta di tagliatelle, forse la più sorprendente delle specialità locali. Uno strato friabile di pasta frolla accoglie un ripieno di mandorle, amaretti e zucchero, coperto da un intreccio di vere tagliatelle dolci, sottili e croccanti. Il risultato è un dolce rustico e irresistibile, che mette d’accordo gli amanti della croccantezza e quelli della morbidezza.

Cosa comprare come prodotto tipico? 

grana padano
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Se vuoi portare a casa un po’ di Mantova, punta su prodotti certificati e genuini, che racchiudono il sapore autentico della pianura e la cura di chi, da secoli, custodisce queste tradizioni.

  • Grana Padano DOP: è uno dei formaggi più conosciuti d’Italia, ma a Mantova ha una marcia in più. Qui la produzione è radicata nel tempo: si dice che i monaci benedettini ne conoscessero già i segreti nel Medioevo. Ogni forma racchiude mesi (se non anni) di stagionatura, profumi di fieno e note di frutta secca. Perfetto da gustare a scaglie, in abbinamento al Lambrusco o, perché no, da portare in valigia come ricordo “profumato” di viaggio.
  • Salame mantovano: rustico e sincero, è preparato con carne suina macinata grossa, aglio, pepe e vino rosso. Il budello naturale e la lunga stagionatura gli donano un aroma deciso e un gusto pieno, che sprigiona tutto il carattere del territorio. Tagliato a fette spesse, magari insieme a un pezzo di pane casereccio, è il modo più semplice e autentico per sentirsi subito un po’ mantovani.
  • Baule mantovano: questo pane è uno dei più antichi della zona, realizzato con farina di grano tenero, acqua, lievito madre, sale. Appartiene alla tradizione dei pani a pasta dura, ottenuti mantenendo un basso tasso di umidità nell’impasto. Di forma torna, presenta tagli e rigature centrali che fanno fuoriuscire una cresta croccante: è perfetto da abbinare ai salumi.
  • Vino Lambrusco Mantovano DOC: frizzante, vivace e allegro come chi lo produce, il Lambrusco mantovano è il compagno ideale per quasi tutti i piatti locali, dai tortelli di zucca ai salumi, fino agli stracotti. Con il suo colore rubino e la spuma briosa, è un vino che non si prende troppo sul serio, ma che sa essere sorprendentemente elegante.
  • Mostarda di frutta mantovana: Dolce, piccante, coloratissima, la mostarda è una delle protagoniste assolute della cucina mantovana. Si prepara con frutta intera o a pezzi (spesso mele campanine, pere o ciliegie) candita e immersa in uno sciroppo profumato alla senape. Immancabile con i tortelli di zucca, si sposa anche con formaggi stagionati o carni bollite.

Durante le feste potresti imbatterti anche nel cappone ripieno, piatto sontuoso del Natale, oppure nei tortelli di San Valentino, più piccoli e speziati, che un tempo si preparavano come augurio d’amore e prosperità. Venendo ai prodotti della terra, invece, non possono mancare anche le menzioni alla pera mantovana IGP o, durante la bella stagione, al famoso melone mantovano IGP.

Stagionalità, feste e momenti speciali

calice di lambrusco
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Quando la “tavola” diventa palcoscenico, Mantova e provincia sono pronte a offrire momenti imperdibili!

L’autunno è ovviamente il momento d’oro per la zucca mantovana e per tutti quei piatti che ne celebrano l’essenza, come i tortelli di zucca, gli gnocchi o il risotto. La manifestazione Tortelli e Lambruschi, che si svolge a Mantova tra settembre e ottobre, mette in vetrina questi piatti insieme ai vini della zona. Poco più in là, anche la Fiera del Riso Vialone Nano Mantovano e la storica Festa delle Lumere (alla fine di ottobre) rende omaggio alla tradizione contadina: le zucche diventano lanterne, l’aria profuma di zucca fritta, torte e biscotti alla zucca e l’atmosfera si fa festa per grandi e piccini. Nei mesi più caldi, la cucina lacustre della zona – quella dei laghi di Mantova e del fiume Mincio – fa capolino nelle sagre dei paesi: ad esempio la Sagra del Luccio in Salsa che celebra il pesce tipico del lago in abbinamento con tradizione e polenta. 

In generale, però, il calendario delle sagre mantovane è fittissimo, tra fiere, mercatini dei prodotti tipici, ed eventi “food” nelle piazze e nelle corti dell’entroterra. Queste feste non sono solo occasioni per mangiare bene, ma momenti per fare un tuffo in una cucina che mescola la raffinata corte dei Gonzaga con la semplicità contadina della pianura e delle acque interne. Tra tortelli dolci-salati, risi “asciutti”, e dolci che si rompono con le mani, ogni piatto racconta una storia. 

Conosci Mantova e la sua cucina?

 

Immagine in evidenza di: Dietmar Rauscher/shutterstock

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