Accordo Ue-India: cosa cambia per l’agro-alimentare con questo nuovo grande spazio di libero scambio

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L’accordo tra Ue e India può rappresentare una svolta anche per il comparto agro-alimentare. Considerando i numeri, del resto, la portata è davvero imponente e non a caso sui media si è parlato della “madre di tutti gli accordi”, per descriverne l’impatto economico e strategico, come ha sottolineato ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale). Ma cosa cambia per l’economia europea del food e in che modo potrebbero cambiare gli equilibri del commercio? Dopo aver approfondito l’accordo tra Ue e Mercosur, cerchiamo di saperne di più, valutando i punti salienti dell’intesa.

Accordo Ue-India: dazi, quote e mercati più aperti

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Due grandi economie che insieme rappresentano una quota preponderante del commercio mondiale: l’accordo tra Ue e India si presenta come un colosso nel panorama dei patti di questo tipo. Il nuovo mercato, infatti, coprirebbe circa 2 miliardi di persone, ovvero il 25% della popolazione e circa un quinto del commercio mondiale.
Siglato lo scorso 27 gennaio da Ursula von der Leyen (presidente della Commissione Europea), Antonio Costa (presidente del Consiglio Ue) e dal premier indiano Narendra Modi, durante un vertice tenutosi a Nuova Delhi, il patto conclude un percorso iniziato quasi vent’anni fa e proseguito con negoziati complessi e discontinui. Al centro dell’intesa ci sono l’abbattimento o la drastica riduzione dei dazi doganali su quasi tutti i principali prodotti scambiati tra le due economie, una chiara risposta ai balzelli imposti dal presidente Trump nelle esportazioni verso gli Usa. Secondo i dati della Commissione europea, dal taglio dei dazi indiani le imprese europee risparmierebbero circa 4 miliardi di euro l’anno. Questo significherebbe un potenziale raddoppio entro il 2032 delle esportazioni verso l’India, che attualmente corrispondono a un valore di circa 48 miliardi di euro. Per l’India, la liberalizzazione comprende tagli ai dazi su una vasta gamma di beni, con settori come i tessuti, i gioielli e i prodotti manifatturieri, che beneficerebbero di accesso preferenziale al mercato europeo.

I settori in primo piano e le dinamiche di mercato

L’accordo non è solo una questione di numeri doganali, ma cambia le prospettive per diversi settori strategici di entrambi i partner. Per l’India, entrare nei mercati europei nei tessuti e nell’abbigliamento è considerato una svolta, dopo anni di difficoltà a competere con paesi come Bangladesh e Vietnam che godono già di accesso preferenziale. Un altro esempio significativo riguarda il comparto dei gioielli e dei beni di lusso, perché con l’eliminazione dei dazi si prevede che il valore degli scambi in questo segmento potrebbe quasi raddoppiare nei prossimi tre anni, creando nuove opportunità per gli esportatori indiani. L’impatto, tuttavia, non è uniforme per tutti i settori. Infatti, alcuni gruppi industriali europei come quelli che operano nella pesca e dei prodotti ittici, hanno espresso preoccupazioni per una possibile crescita delle importazioni a basso costo dall’India che potrebbe comprimere i prezzi e la competitività locale. In sintesi, questi sono alcuni dei principali vantaggi previsti per le produzioni Ue.

  • I dazi sulle automobili europee scendono dal 110% al 10-40%, in base alla categoria e al prezzo del veicolo, con un sistema di quote di importazione crescenti nel tempo. 
  • Sui macchinari europei le tariffe (finora al 44%) saranno eliminate.
  • Lo stesso vale per quelle sui prodotti chimici (22%) e farmaceutici (11%).
  • I dazi del 22% su ferro e acciaio saranno ridotti gradualmente, fino a scomparire nei prossimi 10 anni.
  • Quelli sull’agro-alimentare (variabili e in media al 36%) caleranno o saranno cancellati, come vedremo più nel dettaglio.
  • Vino europeo: i dazi passano da 150% a 75% all’avvio, con possibilità di scendere fino al 20% in seguito.
  • Quelli sull’olio d’oliva, dall’attuale 45%, saranno azzerati nei prossimi 5 anni.
  • Pane e dolci confezionati: le tariffe (50%) saranno eliminate.

Agricoltura e agro-alimentare: opportunità di esportazione ma rischi differenziati per i produttori europei

dazi vino
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Proseguendo l’analisi dell’accordo tra Ue e India, emerge sempre più come l’agro-alimentare rappresenti un capitolo cruciale e allo stesso tempo delicato dei negoziati. Dopo anni di barriere tariffarie quasi proibitive, l’intesa prevede significative riduzioni delle tariffe su molte categorie di prodotti europei, aprendo al contempo un mercato di oltre 1,45 miliardi di consumatori in espansione.
Per l’Europa, prodotti ad alto valore aggiunto come vino, olio d’oliva, birra, alcolici e dolciumi vedranno un taglio dei dazi molto marcato, per alcuni fino all’azzeramento o a percentuali fra il 20% e il 50%, che può tradursi in un vantaggio competitivo nel mercato indiano, rispetto a concorrenti extra-Ue che non godono di condizioni analoghe. Questo potenziale accesso ampliato ai consumatori della classe media indiana – un bacino in crescita nel gigante asiatico – potrebbe consolidare la presenza di specialità alimentari europee e accrescere le esportazioni del comparto nei prossimi anni, rafforzando la posizione di nicchie produttive della Dop economy, come ad esempio gli oli extravergine e i prodotti tipici di vario genere.

Ad ogni modo, la liberalizzazione non è omogenea e forme più evidenti di protezione restano per alcuni importanti segmenti dell’agricoltura europea, come carne, riso, zucchero e latticini, per i quali i dazi non sono stati oggetto di significative riduzioni, proprio per tutelare i produttori comunitari da pressioni competitive insostenibili. In India, infatti, il costo produttivo e i parametri qualitativi per queste merci sono ben diversi dalla realtà europea. Questa scelta di salvaguardia è stata accolta con favore da molte organizzazioni agricole europee, in particolare Copa-Cogeca, una delle principali per gli agricoltori dell’Unione, ha apprezzato l’approccio, considerandolo più bilanciato rispetto ad altri patti commerciali. Abbiamo visto, tra l’altro, le motivazioni del no al Ceta (Ue-Canada), ma anche l’accordo con il Mercosur, secondo questa visione, proporrebbe un’eccessiva liberalizzazione che espone alcuni produttori a concorrenza diretta di prodotti sudamericani a basso costo.

Dal punto di vista dell’India, la maggiore presenza di prodotti europei importati con dazi molto ridotti potrebbe comprimere i prezzi nel mercato interno e indurre pressioni sui margini di produttori locali con minore capacità di integrazione nelle catene del valore globali. Nell’ottica dell’Ue, l’ingresso di merci agro-alimentari comunitarie più economiche nel  nostro mercato – attualmente molto ristretto, come abbiamo visto – potrebbe richiedere adattamenti logistici, normativi e di marketing da parte delle piccole e medie imprese europee, che non sempre dispongono delle risorse per sfruttare rapidamente le nuove opportunità commerciali. Per alcuni comparti specifici, pensiamo ad esempio ai prodotti lattiero-caseari o ad alcune bevande, l’assenza di una liberalizzazione effettiva impone ulteriori negoziati futuri o strategie alternative.

In prospettiva, quindi, l’agro-alimentare europeo potrebbe beneficiare di una maggior diversificazione dei mercati di sbocco, in particolare nei segmenti a maggiore valore aggiunto. Al contempo, dovrà affrontare la sfida di competere in un contesto globale sempre più integrato, con efficacia logistica e conformità agli standard di sicurezza e tracciabilità richiesti dal mercato indiano, che potrebbero diventare un ostacolo per gli operatori più piccoli privi di infrastrutture adeguate.

Una mossa geopolitica che apre nuovi scenari

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Come accennato, l’accordo assume una rilevanza che va oltre il tema del commercio bilaterale. In un contesto internazionale caratterizzato da tensioni commerciali con gli Usa e da una crescente competizione con la Cina, infatti, l’intesa Ue-India segna una forte diversificazione delle relazioni economiche globali. La scelta di siglare un accordo così ampio con New Delhi a tutti gli effetti presenta un modello alternativo di cooperazione commerciale, non basato su pressioni e forzature, ma su vantaggi reciproci. In questo senso, si tratta di una mossa politica di chiara risposta alle logiche protezionistiche degli Stati Uniti del presidente Trump, che proprio in questi giorni a loro volta hanno stretto un patto con la controparte indiana.

Ursula von der Leyen ha sottolineato l’importanza dell’accordo, definendolo “storico” e capace di dare forma a un nuovo assetto di crescita e cooperazione economica nel ventunesimo secolo. Da parte indiana, il patto è stato presentato come una conferma della credibilità internazionale del Paese, sempre più percepito come attore globale aperto agli investimenti e alle partnership commerciali.

Accordo Ue-India: prospettive sull’entrata in vigore

Nonostante la firma e l’annuncio ufficiale delle parti, l’accordo non è ancora entrato in vigore e dovrà essere ratificato sia dal Parlamento europeo, sia dai parlamenti degli Stati membri dell’Ue. Ovviamente, dovrà essere approvato anche dal governo indiano, prima di diventare operativo: salvo intoppi, l’entrata in vigore è stimata nella prima metà del 2027. Inoltre, restano da definire alcuni dettagli tecnici su regole di origine, procedure doganali e certificazioni, che potrebbero richiedere una fase di armonizzazione normativa. Tuttavia, la direzione tracciata indica una profonda intensificazione delle relazioni economiche e diplomatiche tra i due blocchi, ed è questo il passo significativo che al momento resta agli atti.

Nel complesso, in sostanza, l’accordo commerciale tra Unione europea e India rappresenta uno dei principali sviluppi del commercio internazionale dei tempi recenti. Con la promessa di abbattere barriere tariffarie, stimolare investimenti e rafforzare la cooperazione economica, l’intesa getta le basi per una relazione commerciale di lungo periodo, capace di ridefinire i flussi commerciali globali e influenzare le strategie di imprese e governi nei prossimi anni.

 

Immagine in evidenza di: Berit Kessler/shutterstock

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