Vini col fondo: cosa sono e come servirli

brindisi con due bicchieri di vino con il fondo

Su questo tema è obbligatorio spezzare una lancia a favore dei nostri vicini d’Oltralpe. Quando si parla di vino, i francesi hanno spesso una marcia in più anche nel linguaggio: più tecnico, più preciso e – diciamolo – più romantico e accattivante. È il caso dei vini che in Italia definiamo “col fondo”, mentre in Francia sono detti sur lie, letteralmente “sui lieviti”. Un termine che svela già molto della categoria: questi vini non seguono il consueto Metodo Classico e conservano parte dei lieviti naturali della fermentazione, da cui derivano la loro velatura caratteristica e un profilo aromatico complesso e autentico.

Ma quindi cosa intendiamo con questa definizione? E come andrebbero serviti i vini “col fondo”?

Cosa significa “col fondo”

vini con il fondo
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I vini col fondo nascono da una pratica tradizionale francese, oggi tornata in auge grazie al crescente interesse per i prodotti naturali e meno manipolati. Dopo la prima fermentazione, queste future etichette subiscono una rifermentazione in bottiglia senza successivo dégorgement (sboccatura), il processo con cui si eliminano i sedimenti di lieviti accumulati nel collo della bottiglia dopo la rifermentazione. In questo caso invece, i lieviti restano all’interno, contribuendo a definirne la personalità: rendono il vino più strutturato, ne preservano la freschezza e gli permettono di evolvere nel tempo. Il risultato è un vino frizzante o leggermente mosso, spesso torbido per la presenza del fondo, ma vivace e genuino al palato.

La rifermentazione in bottiglia dona una maggiore complessità aromatica e una piacevole freschezza. I sentori possono spaziare dal pane e lievito fresco alla mela matura, fino a note di erbe e agrumi, a seconda della varietà e del territorio.

Vini col fondo, ecco come servirli

gruppo di ragazzi che brinda
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Il modo di servire in tavola un vino col fondo dipende dal tipo di esperienza che si vuole ottenere.  Se si desidera un bicchiere più limpido, è bene lasciare la bottiglia in posizione verticale per qualche ora, così che i lieviti possano depositarsi sul fondo, e versare lentamente, fermandosi prima che si muovano. Questo semplice accorgimento permette di ottenere un vino più chiaro alla vista, mantenendo però intatta gran parte della sua freschezza e delle note aromatiche. 

Chi preferisce invece un assaggio più pieno e complesso può agitare leggermente la bottiglia o servire anche l’ultima parte, dove i lieviti in sospensione regalano una sensazione gustativa più ampia. In entrambi i casi, il vino col fondo resta fedele al suo carattere genuino.

La temperatura ideale di servizio varia tra gli 8 e i 10 °C per i bianchi e tra i 10 e i 12 °C per le versioni rosate o più strutturate. Sono vini perfetti per accompagnare piatti semplici e saporiti: salumi, formaggi freschi, fritture di pesce, ma anche verdure in pastella o focacce. Non solo:la loro effervescenza naturale e la lieve nota acidula li rendono ottimi anche come aperitivo. In tavola questa bevanda trova il suo posto accanto a dei crostoni con baccalà mantecato, o a delle golosissime e fragranti crescelle.

Un ritorno alle origini

I vini col fondo rappresentano un ritorno alla semplicità, a un modo di bere che non punta alla perfezione cristallina, ma alla sincerità del prodotto. Bottiglie che strizzano l’occhio all’invecchiamento e sono in grado di evolvere nel tempo, offrendo nuove e interessanti chiavi di lettura delle loro bollicine.

Nel panorama italiano, esempi celebri si trovano in Veneto con i rifermentati da Glera o Prosecco “col fondo”, ma anche in Friuli, Emilia e Lombardia, dove sempre più produttori scelgono di valorizzare questa tecnica tradizionale.
Più che una moda, dunque, una filosofia di produzione e di bevuta: quella di lasciare parlare il vino, senza filtri.

E tu hai mai sentito parlare dei vini col fondo? Li hai mai assaggiati?

 

Immagine in evidenza di: siamionau pavel/shutterstock

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